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Dignità per i carcerati

· Appello dell’episcopato in Costa d’Avorio ·

Abidjan, 13. Offrire la grazia presidenziale per i colpevoli di reati minori e assumere al più presto nuovi magistrati al fine di poter accelerare i processi: è questo, in sintesi, il contenuto dell’appello lanciato dalla Chiesa cattolica in Costa d’Avorio, dove la situazione nelle carceri è drammatica. Nelle trentaquattro prigioni ivoriane, infatti, sono attualmente rinchiusi circa sedicimila detenuti in uno spazio complessivo previsto per solo quattromila persone. I detenuti sono in carcere per i più svariati motivi ma generalmente per reati che in altri paesi si risolverebbero con una sanzione pecuniaria (piccoli furti, rissa, vendita illegale di farmaci al mercato). In media ogni carcerato sconta circa cinque-sei anni di pena, ma molti restano in attesa di essere giudicati da un tribunale per diversi anni. All’interno dei penitenziari, dove mancano l’energia elettrica e persino le finestre, si registrano numerosi casi di scabbia, gastroenterite, candidosi, tubercolosi, oltre a gravi infezioni polmonari e delle ossa.

Le precarie condizioni dei carcerati nella Costa d’Avorio sono state poste all’attenzione della politica e dell’opinione pubblica dal vescovo di Odienné, Antoine Koné, presidente della Commissione episcopale per la pastorale sociale, nell’omelia pronunciata per la giornata nazionale dei detenuti, celebrata nei giorni scorsi nella chiesa di Sainte Thérèse de Marcory, ad Abidjan, alla presenza di numerosi politici e di personalità governative.

Il presule ha chiesto la grazia per i detenuti condannati per reati non gravi e ha auspicato che vengano al più presto potenziati gli organici della magistratura «per accelerare i processi dei detenuti che sono in attesa di giudizio». Misure che — ha spiegato monsignor Koné all’agenzia Fides — «darebbero sicuramente un volto umano ai nostri luoghi di detenzione e correzione e dei quali potrebbero beneficiare i detenuti innocenti che languiscono nelle nostre prigioni e che, alla fine, perdono la speranza e si lasciano morire lentamente».

Di qui l’appello del vescovo presidente della Commissione episcopale per la pastorale sociale affinché questi luoghi di detenzione cambino volto e siano luoghi di correzione e non di abbandono. Koné ha esortato «i diversi strati sociali ad abbandonare le prigioni morali e spirituali dell’odio, della presunzione, dell’orgoglio, dell’indifferenza e della corruzione». Ha quindi invitato i politici a promuovere la pace e la coesione nazionale: «La popolazione della Costa d’Avorio sta aspettando che voi costruiate dei ponti. Questo rasserenerebbe senza dubbio il clima sociale e favorirebbe lo sviluppo di coloro che mettono in dubbio il futuro del nostro paese».

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