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Una difficile mappatura

· ​Il pensiero ebraico dall'illuminismo all'età contemporanea secondo Giuseppe Laras ·

La presentazione della collana «Cristiani ed ebrei» in cui è edito Ricordati dei giorni del mondo. Storia del pensiero ebraico dall’illuminismo all’età contemporanea, volume ii (Bologna, Edizioni Dehoniane, 2014, pagine 359, euro 25), a firma del rabbino Giuseppe Laras, porta l’impronta amica del cardinale Carlo Maria Martini. Sia il suo ricordo in benedizione.

Marc Chagall, «Il rabbino» (1912)

L’amicizia dei due testimoni di fede, uomini di vasta cultura, ha segnato per decenni il dialogo ebraico-cristiano e gli ha imposto delle svolte che solo il tempo futuro saprà valutare in tutta la loro importanza. «L’impegno costante di Martini e Laras — si legge nel volume — ha fatto di Milano, in Europa e non solo, un punto di riferimento qualificato per chiunque desideri accostarsi al dialogo ebraico-cristiano o cercare di comprenderlo».
Se si osserva da vicino il lessico dell’autore ecco scomparire il termine filosofia a favore di pensiero: Israele, infatti, scorrendo nei secoli lascia la sua traccia profonda tra ragione e rivelazione. E allora il «pensiero» si esplicita e risulta insufficiente definirlo storia della filosofia ebraica, perché è molto più variegato e composito: Talmud, Qabbalah, Halakhah, si intrecciano e si rimandano in echi continui.
Nelle pagine che coprono i secoli dal xviii al nostro contemporaneo si confrontano due modalità di vita: il mondo di origine ellenica, con tutta la sua ricchezza di introspezione e di saggezza, e il mondo ebraico segnato dalla elezione del Creatore che gli si rivelò e lo sposò a sé nella sapienza, nella hochmah. Speculazione e fede si scontrano e si incontrano nel tessuto vitale di Israele.
Giuseppe Laras, rabbino capo emerito di Milano e illustre studioso del pensiero medievale, offre un’opera di sintesi scaturita da una vita spesa nello studio e nella conoscenza, può così con autorevolezza procedere lungo i meandri della storia del suo popolo: talvolta chiamato «popolo del Libro». E il Libro è la Torah, donatagli da Dio, e contenente il mistero di «un’avventura spirituale, sovrumana e irrepetibile».
Tradizione ebraica, ortodossia rabbinica, riforma ebraica e sionismo completano l’arcata portante della ricerca giungendo al Novecento. Si tratta di una «difficile mappatura». Dal punto di vista storico è il tempo cronologico della Shoah, «uno spaventoso spartiacque nella storia del genere umano» e della nascita dello Stato d’Israele.
La mappatura storica segnala ancora due fatti: la nascita del dialogo ebraico-cristiano e la diffusione «in seno agli Stati europei di rinnovati sentimenti e “idee” antisemiti».
All’interno di Israele, che visse le tensioni tipiche del secolo, si stagliarono alcuni pensatori ebrei, da Karl Löwith a Leo Strauss e Isaiah Berlin, da Erich Fromm a Hans Jonas e Vladimir Jankélevitch. Il pensiero ebraico propriamente detto visse una stagione particolare, durante la quale ebbe modo di alimentare tanto la storia della filosofia — sia in ambito medievistico sia in riferimento alle principali correnti filosofiche della contemporaneità: dal neo-kantismo all’ermeneutica, dalla filosofia di Marx alla scuola di Francoforte, dalla fenomenologia all’esistenzialismo, passando attraverso il pensiero psicanalitico.

di Cristiana Dobner

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23 ottobre 2019

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