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In difesa della zona grigia

· La responsabilità di raccontare la realtà ·

La giornalista Monica Maggioni, dal 2013 alla guida di Rai News, è da ieri, 5 agosto, presidente della Rai. Cinquantunenne, milanese, laureata in letteratura francese all’Università Cattolica del Sacro Cuore, è in Rai da un ventennio ed è stata inviata nel Medio e nel Vicino oriente, in Africa e negli Stati Uniti, dove ha anche vissuto. 

Monica Maggioni (foto di Corine Veysselier)

Nel libro Terrore mediatico (Roma-Bari, Laterza, 2015, pagine 183, euro 16) pubblicato qualche settimana fa, Maggioni restituisce un quadro dettagliato del mondo dell’informazione e ne approfondisce alcune tematiche centrali. È una storia, questa, che sembra non avere la parola fine. Raccontare di «Charlie Hebdo» è raccontare del Museo del Bardo di Tunisi, scrive la giornalista. E continua: ventidue morti tra i turisti scesi dalle navi da crociera ad ammirare una città che siamo abituati a vivere come un luogo tranquillo. Con loro c’erano molti italiani, e così, con la loro morte, un pezzo dell’incubo parigino è entrato anche nelle nostre case. Poi è stata la volta del massacro dei ragazzi di Garissa, lontano da noi, in Kenya. Tutti a faccia a terra, nelle pozze disegnate dal loro stesso sangue, ammazzati uno a uno dagli Harakat al-Shabaab, la gioventù dell’orrore islamico, gli stessi che nel 2010 avevano prodotto i primi reportage sofisticati da Mogadiscio. Le parole sono esattamente le stesse di Parigi, gli slogan quelli del web. I racconti dei superstiti riecheggiano le pratiche naziste: la divisione in due gruppi, cristiani da una parte, musulmani dall’altra. E per chi non è dalla parte giusta, la sorte è segnata. Quale sia la parte giusta i jihadisti ce lo hanno spiegato con precisione. Ce lo raccontano giorno dopo giorno. Hanno affinato le tecniche, costruito i percorsi narrativi.

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14 novembre 2019

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