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Studio, predicazione e inquisizione

· Ricchezza della storia domenicana ·

Nati entrambi dal risveglio evangelico del XII secolo, illustrato da Marie-Dominique Chenu in quel capolavoro dimenticato che è La teologia nel XII secolo (1957), domenicani e francescani hanno in comune alcune caratteristiche, pur nella sostanziale diversità delle rispettive esperienze. Furono certo i grandi alleati, i provvidenziali strumenti del papato bassomedievale nella lotta contro l’eresia e nel rinnovato slancio missionario, interno ed esterno. Domenico è però un canonico, formato nei quadri di una cultura clericale alla quale il laico Francesco è inizialmente affatto estraneo. Ne derivano differenze importanti, nell’impianto stesso delle tipologie di vita religiosa. Fra le tante, i seguaci di Domenico stabiliscono con la povertà e con gli studi un rapporto che non appare contrastato e difficile come quello dei francescani, attraversati, persino dilaniati, da dissidi interni fra le differenti anime del movimento che i primi non conoscono, almeno nella misura triste e straziante dei secondi. Nelle molteplici diversità, domenicani e francescani condividono però, nell’immaginario collettivo, un analogo destino: sono ritenuti sostanzialmente religiosi “medievali”, quasi che la ricchezza della lor o storia si esaurisse nella fase iniziale del loro cammino.

«Papa Onorio iii approva l’Ordine» (Anonimo del xvi secolo)

Merito di due volumi, pubblicati in concomitanza dell’ottavo centenario (1216-2016) della conferma dell’Ordine dei Predicatori da parte di Onorio III, è quello di aiutarci a considerare la storia dell’Ordine nell’arco completo, multiforme e sorprendente, del suo sviluppo. Le formule sono diverse. Massimo Carlo Giannini, che è uno storico dell’età moderna, offre in otto capitoli un profilo denso, omogeneo e unitario della storia dell’Ordine (Massimo Carlo Giannini, I Domenicani, Bologna, Il Mulino, 2016 — Universale Paperbacks, 711 — pp. 236, euro 15). Gianni Festa e Marco Rainini, giovani e brillanti storici domenicani (il primo noto per ricerche su Pietro da Verona e Giovanni Dominici e per la curatela di un bel volume sulla «santa dei Gonzaga», la mantovana Osanna Andreasi, il secondo specialista di Gioacchino da Fiore e del suo ambiente, dal Liber figurarum a Raniero da Ponza), hanno invece promosso e curato un volume a più voci (L’Ordine dei Predicatori. I Domenicani: storia, figure e istituzioni [1216-2016], a cura di G. Festa e M. Rainini, Bari, Laterza, 2016 — Quadrante — 210, pp. XI + 490, euro 30). Diciannove contributi articolati in tre sezioni (Storia; Figure; Istituzioni, scritture, pensiero) ripercorrono le vicende e le imprese dell’Ordine. Vengono così efficacemente rivisitate non solo figure note, quasi immancabili «topoi» gravati dai pericoli di banalizzazione e ripetizione che sempre minacciano i luoghi comuni (Domenico e Tommaso d’Aquino, i mistici renani e Caterina da Siena, Girolamo Savonarola e Bartolomé de Las Casas), ma sono anche presentate figure sconosciute ai più (Bartolomé dos Mártires, «un vescovo santo al Concilio di Trento») e a noi quasi contemporanee (Marie-Jean-Joseph Lataste, il biblista Giuseppe Girotti, il vescovo di Orano Pierre Claverie, nei diversi scenari delle carceri femminili del Secondo Impero francese, nel campo di concentramento nazista di Dachau, nell’Algeria insanguinata dal fondamentalismo islamico). La presenza domenicana viene poi considerata negli ambiti della predicazione e dello studio, della vita religiosa femminile e dell’inquisizione, della mistica e della letteratura italiana, sino al contributo più propriamente storico e teologico, dalla Parigi duecentesca alla scuola di Salamanca, dal neotomismo di fine Ottocento all’École biblique di padre Lagrange, dal lavoro filologico della Commissione leonina per l’edizione critica degli scritti di Tommaso alla vivacità innovativa della scuola di Le Saulchoir, sino alla «nouvelle théologie» di Marie-Dominique Chenu e Yves Congar.

Ha sicuramente ragione Giannini nel sottolineare la necessità di andare al di là degli stereotipi, come quello fosco dell’inquisitore Bernard Gui della versione cinematografica de Il nome della rosa (1986) di Jean-Jacques Annaud. L’istituzione nel tempo cambia, si adatta, assume nuove forme e strategie. Ma, come sottolinea il maestro generale dell’Ordine, Bruno Cadoré, nella presentazione del volume laterziano, il multiforme servizio domenicano avviene, a ben vedere, nella continuità profonda, nella fedeltà costante alle intuizioni originarie rimodulate in tempi e circostanze diverse: annunciare Cristo, servire la Chiesa e la sede apostolica, difendendo sempre il popolo cristiano, i poveri e i diseredati dai molteplici lupi che li minacciano.

Paolo Vian

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16 dicembre 2018

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