Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

​In difesa del paesaggio italiano

· ​L'eredità di Giuseppe Galasso ·

Quello dello storico napoletano Giuseppe Galasso, morto ottantottenne il 12 febbraio a Pozzuoli, è un caso rarissimo nella politica italiana: non fu il ministro in carica, Antonio Gullotti, ad aver dato come di consueto il nome alla legge promulgata nel suo settore dal suo governo, ma appunto il sottosegretario Galasso nel corso del primo e del secondo governo Craxi (1983-1987), con la legge n. 431 del 1985 grazie ai decreti detti Galassini. Eppure il clima non appariva certo roseo né favorevole alla tutela del paesaggio: è del 28 febbraio 1985 la legge n. 47 di riforma urbanistica e di introduzione del primo condono edilizio. La sanatoria da un lato produce introiti, dall’altro incoraggia gli abusi. Anche perché nella parte più severa, che prevede il ripristino a spese di chi ha commesso l’abuso e la perdita della proprietà dei beni, non viene applicata davvero. 

Giacinto Gigante, «Veduta di Napoli dalla Connocchia» (1806–1876)

Al ministero per i beni culturali ha inizio allora quello che l’avvocatura generale dello stato definirà in seguito «l’assalto alla diligenza». Viene propugnata l’idea dei “giacimenti” culturali, quasi fossero petrolio da vendere e ardere e s’insinua l’idea di un tesoro nascosto e gelosamente custodito, da espugnare allo stato. In molti paesi, con la fine della guerra fredda il concetto di “pubblico” diviene dispregiativo, quasi fosse un modo per dire “di nessuno”, mentre “privato” suona come la soluzione dinamica da adottare. C’era dunque da scoraggiarsi. Ma spesso è proprio l’emergenza a suscitare chi sia in grado di raccogliere la sfida.
La legge Galasso dell’8 agosto, di conversione, con modificazioni, del decreto legge del 27 giugno 1985 n. 312, introduce finalmente il criterio del vincolo del paesaggio ope legis, per categorie di beni: le coste del mare, le rive dei fiumi, le montagne, i boschi, i vulcani. Le premesse sono nel decreto ministeriale del 21 settembre 1984 che fissa i criteri per l’individuazione delle porzioni del territorio che dovrebbero divenire immodificabili, ove sono consentiti solo interventi (manutenzione, consolidamento statico, restauro conservativo) che non alterino lo stato dei luoghi e l’aspetto esteriore degli edifici. Si tratta appunto dei Galassini, che sono ancora misure subordinate a un’assunzione di iniziativa da parte delle autorità, mentre con la legge del 1985 è la stessa natura e caratteristica dei luoghi a determinarne l’assoggettamento alle misure di tutela.
Quelle norme sono state poi spesso aggirate per due diversi motivi: la legge delega della tutela del paesaggio trasferita alle regioni e da queste ai comuni e l’ampliamento a dismisura degli interventi di “completamento” delle aree urbane. E tuttavia, malgrado questi sotterfugi, vere e proprie violazioni, la legge Galasso ha salvato e salva moltissimo del nostro futuro.
Sono due anche gli aspetti meno divulgati a proposito di questa lungimirante innovazione inseritasi sul filone del disegno di legge Rosadi-Rava del 1906, della legge Croce dell’11 giugno 1922, n. 778 «per la tutela delle bellezze naturali e degli immobili di particolare interesse storico», della legge Bottai n. 1497 del 1939: uno è che le misure prescritte non tutelano solo i luoghi, ma anche la popolazione, anticipando di fatto addirittura la convenzione europea del paesaggio sottoscritta a Firenze nel 2000. Sono vietate infatti le costruzioni nei luoghi non solo belli e incontaminati o rari e di pregio da proteggere, ma anche a rischio per chi volesse insediarvisi stabilmente: i vulcani, le montagne in quota per le frane, gli smottamenti, le slavine e le valanghe, il corso dei fiumi per le alluvioni e le esondazioni, le rive del mare per il rischio di mareggiate, trombe d’aria, maremoti, i boschi. Il secondo aspetto misconosciuto è che la novità introdotta da Galasso non è del tutto priva di precedenti remoti nelle leggi degli stati preunitari. Nel “suo” regno di Napoli la distanza delle costruzioni dalle coste del mare doveva essere allora di oltre dieci volte maggiore di quella che a tanti pare eccessiva, prescritta oggi dalla legge del 1985, recepita dal testo unico del 1999 e poi confermata nel 2004.

di Francesco Scoppola

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

24 febbraio 2018

NOTIZIE CORRELATE