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In difesa dei più deboli
nel solco del concilio

· A La Rioja la beatificazione del vescovo Angelelli Carletti e di tre compagni martiri ·

Nella mattina di sabato 27 aprile, il cardinale prefetto della Congregazione delle cause dei santi ha celebrato nel parco cittadino di La Rioja, in Argentina, a nome di Papa Francesco, la messa per la beatificazione del vescovo Enrique Ángel Angelelli Carletti e di tre compagni martiri. Di seguito l’omelia pronunciata dal porporato.

«Questo è il giorno che ha fatto il Signore, rallegriamoci ed esultiamo»

Cari fratelli e sorelle,
L’invito che la Liturgia ci rinnova incessantemente in questo tempo pasquale, trova oggi in noi, raccolti nel solenne rito della beatificazione di quattro martiri, una risposta particolarmente pronta e gioiosa. Ci rallegriamo ed esultiamo nel Signore per il dono dei nuovi beati. Sono essi uomini, che hanno reso coraggiosamente la loro testimonianza a Cristo, meritando di essere proposti dalla Chiesa all’ammirazione e all’imitazione di tutti i fedeli. Ciascuno di loro può ripetere le parole del Libro dell’Apocalisse, proclamate nella prima Lettura: «Si è compiuta la salvezza, la forza del nostro Dio e la potenza del suo Cristo» (Apocalisse 12, 10): la potenza del Cristo risorto, che, nel succedersi dei secoli, per mezzo del suo Spirito continua a vivere e a operare nei credenti, per sospingerli verso la piena attuazione del messaggio evangelico.

Consapevoli di ciò, i nuovi beati hanno sempre contato sull’aiuto di Dio anche quando hanno dovuto «soffrire per la giustizia» (I Lettera di Pietro 3, 14), così da trovarsi sempre pronti a rispondere a chiunque domandasse ragione della speranza posta in loro (cfr. I Lettera di Pietro 3, 15). Hanno offerto se stessi a Dio e al prossimo nell’eroica testimonianza cristiana, che ebbe il suo coronamento nel martirio. La Chiesa è oggi lieta di riconoscere che Enrique Ángel Angelelli Carletti, vescovo di La Rioja, Carlos de Dios Murias, francescano conventuale, Gabriel Longueville, sacerdote missionario fidei donum, e il catechista Wenceslao Pedernera, padre di famiglia, sono stati insultati e perseguitati per causa di Gesù e della giustizia evangelica (cfr. Matteo 5, 10-11), e hanno conseguito una «grande ricompensa nei cieli» (Matteo 5, 12). «Beati voi!» (Matteo 5, 11; I Lettera di Pietro 3, 13). Come potremmo non sentire rivolto ai quattro nostri beati questo suggestivo attestato di encomio? Essi furono fedeli testimoni del Vangelo e rimasero saldi nel loro amore a Cristo e alla sua Chiesa a costo di sofferenze e del sacrificio estremo della vita. Furono uccisi nel 1976, durante il periodo della dittatura militare, segnato da un clima politico e sociale incandescente, che ebbe anche dei chiari risvolti di persecuzione religiosa. Il regime dittatoriale, in vigore da pochi mesi in Argentina, guardava con sospetto ogni forma di difesa della giustizia sociale. I quattro beati conducevano una pastorale aperta alle nuove sfide pastorali; attenta alla promozione delle fasce più deboli, alla difesa della loro dignità e alla formazione delle coscienze, nel quadro della Dottrina sociale della Chiesa. Tutto ciò, nell’intento di offrire rimedi alle molteplici problematiche sociali.

Si tratta di un’opera di formazione nella fede, di un forte impegno religioso e sociale, ancorato al Vangelo, in favore dei più poveri e sfruttati, e attuato alla luce della svolta del concilio ecumenico Vaticano ii, nel vivo desiderio di attuare i dettami conciliari. Potremmo definirli, in un certo senso, come “martiri dei decreti conciliari”.

Furono uccisi a motivo della loro premurosa attività di promozione della giustizia cristiana. Infatti, in quell’epoca, l’impegno per una giustizia sociale e per promuovere la dignità della persona umana era ostacolato con tutte le forze dalle autorità civili. Ufficialmente il potere politico si professava rispettoso, anzi addirittura difensore, della religione cristiana, e mirava a strumentalizzarla, pretendendo un atteggiamento supino da parte del clero e passivo da parte dei fedeli, invitati con la forza a esternare la loro fede solo in manifestazioni liturgiche e di culto. Ma i nuovi beati si sforzarono di operare per una fede che incidesse anche nella vita; affinché il Vangelo diventasse fermento nella società di una umanità nuova fondata sulla giustizia, sulla solidarietà, sull’uguaglianza.

Il beato Enrique Ángel Angelelli Carletti è stato un pastore coraggioso e zelante che appena giunto a La Rioja si adoperò con grande zelo a soccorrere la popolazione molto povera e vittima di ingiustizie. Il cardine del suo servizio episcopale sta nell’azione sociale in favore dei più bisognosi e sfruttati, come anche nel valorizzare la pietà popolare come antidoto all’oppressione. Icona del buon pastore, fu innamorato di Cristo e del prossimo, pronto a dare la vita per i fratelli. I sacerdoti Carlos de Dios Murias e Gabriel Longueville sono stati capaci di cogliere e rispondere alle sfide dell’evangelizzazione declinate nella prossimità verso le fasce più disagiate della popolazione. Il primo, religioso francescano, si distinse per spirito di preghiera e reale distacco dai beni materiali; il secondo uomo dell’Eucaristia. Wenceslao Pedernera, catechista e membro attivo del movimento cattolico rurale, si dedicò con passione a una generosa attività sociale alimentata dalla fede. Umile e caritatevole con tutti.

Questi quattro beati sono modelli di vita cristiana. L’esempio del vescovo insegna ai pastori di oggi a esercitare il ministero con ardente carità, essendo forti nella fede di fronte alle difficoltà. I due sacerdoti esortano i preti di oggi a essere assidui nella preghiera e trovare nell’incontro con Gesù e nell’amore verso di Lui la forza per non risparmiarsi mai nel ministero sacerdotale: non scendere a compromessi, rimanere fedeli a ogni costo alla missione pronti ad abbracciare la croce. Il padre di famiglia insegna ai laici a distinguersi per la trasparenza della fede, lasciandosi guidare da essa nelle decisioni più importanti della vita.

Vissero e morirono per amore. Il significato dei martiri oggi sta nel fatto che la loro testimonianza vanifica la pretesa di vivere egoisticamente o di costruire un modello di società chiusa e senza riferimento ai valori morali e spirituali. I martiri esortano noi e le future generazioni ad aprire il cuore a Dio e ai fratelli, a essere araldi di pace, operatori di giustizia, testimoni di solidarietà, nonostante le incomprensioni, le prove e le fatiche. I quattro martiri di questa diocesi, che oggi contempliamo nella loro beatitudine, ci ricordano che «È meglio, infatti, se così vuole Dio, soffrire operando il bene che facendo il male» (I Lettera di Pietro 3, 17), come ci ha ricordato l’apostolo Pietro nella seconda lettura. Noi li ammiriamo per il loro coraggio. Li ringraziamo per la loro fedeltà in circostanze difficili, una fedeltà che è più di un esempio: è un’eredità per questa diocesi e per l’intero popolo argentino e una responsabilità che va vissuta in ogni epoca. L’esempio e la preghiera di questi quattro beati ci aiutino a essere sempre più uomini di fede, testimoni del Vangelo, costruttori di comunità, promotori di una Chiesa impegnata a testimoniare il Vangelo in ogni ambito della società, innalzando ponti e abbattendo i muri dell’indifferenza. Affidiamo alla loro intercessione questa città e tutta la nazione: le sue speranze e le sue gioie, le sue necessità e difficoltà. Che ognuno possa gioire dell’onore offerto a questi testimoni della fede. Dio li ha sostenuti nelle sofferenze, ha offerto loro il conforto e la corona della vittoria. Possa il Signore sostenere, con la forza dello Spirito Santo, coloro che oggi operano per l’autentico progresso e per la costruzione della civiltà dell’amore.

Beato Enrique Ángel Angelelli Carletti e tre compagni martiri, pregate per noi!

di Angelo Becciu

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