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In difesa dei perseguitati
e dei senza voce

· L’impegno di Khalil Tahir Sandhu nel Punjab pakistano ·

La protesta è stata di quelle clamorose e ha generato subbuglio: Khalil Tahir Sandhu, avvocato cattolico e parlamentare nell’assemblea provinciale del Punjab pakistano, in una delle ultime sedute ha coperto la sua bocca con nastro isolante nero, a simboleggiare un concetto e una pratica discriminatoria. «Le minoranze religiose in Pakistan sono ridotte al silenzio», ha poi affermato dal suo scranno parlamentare, mentre gli abusi e i crimini che subiscono proseguono nella totale impunità. Il cinquantaduenne Sandhu, ex ministro per le minoranze religiose nella provincia, ha segnalato nei giorni precedenti un tragico caso che aveva avuto modo di seguire direttamente: quello del piccolo Badal Masih, dodicenne cristiano impiegato come raccoglitore di rifiuti in una discarica alla periferia di Faisalabad, ucciso dal suo datore di lavoro per un debito di 180 rupie, pari a un euro. L’avvocato ha visitato quella famiglia straziata a Faisalabad, sua stessa terra di origine, promettendo di portare l’episodio all’attenzione delle istituzioni, che «si sono rivelate sorde e non hanno voluto prendere in considerazione questa triste storia», come racconta lui stesso a «L’Osservatore Romano», motivando la sua singolare protesta.

«È forse un crimine o una vergogna essere membri di una comunità religiosa di minoranza in Pakistan, come quella cristiana o indù?», chiede provocatoriamente Sandhu. Nella sua carriera prima di legale e poi di uomo politico, si è sempre battuto per i diritti dei più poveri e degli emarginati, per principi come giustizia e uguaglianza. L’avvocato ricorda di aver condiviso un tratto di strada con Shahbaz Bhatti, il ministro cattolico ucciso nel 2011: «Da lui ho preso un pizzico di coraggio e di fede», osserva, ricordando gli anni in cui è stato suo compagno di studi nel collegio Giovanni Paolo ii» a Waris Pura, nella diocesi di Faisalabad. Oggi Bhatti, con il suo cammino di santità e di annuncio del Vangelo nella politica, rappresenta per lui un solido esempio e un riferimento costante.

Durante il suo incarico nel governo del Punjab, nel 2013, Sandhu è riuscito a far approvare misure concrete per migliorare la vita dei cittadini non musulmani come quella di applicare la legge (promossa proprio da Shahbaz Bhatti ma rimasta spesso lettera morta) che riserva alle minoranze religiose una quota del 5 per cento dei posti di lavoro nella pubblica amministrazione. Inoltre, il Punjab ha stanziato oltre 30 milioni di rupie in borse di studio riservate a studenti delle minoranze, spesso di famiglie meno abbienti e con scarse opportunità di accesso all’istruzione. E, prima dell’impegno politico, da avvocato, ha difeso con successo in tribunale numerosi casi di blasfemia, ottenendo l’assoluzione di trentasette persone cristiane che erano state accusate falsamente.

Come uomo politico, Sandhu si è spesso esposto pubblicamente, anche in tv, condannando il terrorismo e l’opera violenta dei gruppi estremisti e jihadisti. Per questo ha ricevuto minacce e intimidazioni, ma ha sempre risposto con coraggio: «Continuerò in questa lotta, come seguace di Gesù Cristo. Non mi arrenderò e proseguirò nella mia missione, per difendere i perseguitati e i senza voce», dichiara determinato, ricordando che «la forza viene dall’alto, dalla preghiera e dalla grazia di Dio».

La giornata nazionale dedicata alle minoranze religiose, allora, che in Pakistan si è celebrata ieri 11 agosto, non può che ripartire, osserva l’avvocato cattolico, dalla visione di Mohammad Ali Jinnah, il fondatore del moderno Pakistan, che, in un celebre discorso dell’11 agosto 1947, presentando la Costituzione della neonata nazione — nata per ospitare i musulmani del subcontinente indiano ma non una teocrazia islamica — ebbe a dire, rassicurando anche i cittadini non musulmani: «Voi siete liberi. Liberi di andare nei vostri templi, nelle vostre moschee o in qualunque altro luogo di culto in questo Stato del Pakistan. Potrete appartenere a qualsiasi religione, casta o credo: questo non ha nulla a che fare con gli affari dello Stato».

Tale discorso, auspica Sandhu, «dovrebbe diventare un documento-guida che orienta le leggi e le politiche del Paese» e dovrebbe ricordare a tutti «l’aspirazione alla originaria democrazia pluralista e inclusiva, espressa simbolicamente anche nei colori della bandiera nazionale del Pakistan». Oggi, rileva, «riconoscendo i diritti fondamentali enunciati dalla Costituzione, i governi federali e provinciali dovrebbero adottare misure concrete per proteggere e promuovere le minoranze religiose», ponendo fine a ogni pratica di discriminazione e applicando «un piano di azione per promuovere la tolleranza religiosa e sociale».

Chi nega i diritti delle minoranze religiose che vivono in Pakistan — ribadisce — tradisce la missione e la visione del fondatore della nazione Ali Jinnah: «Siamo tutti pakistani e dovremmo opporci a quanti promuovono la discriminazione e l’intolleranza, realizzando il sogno di Jinnah, quello di un Pakistan multireligioso e accogliente, non certo riservato solo ai musulmani».

Per suffragare la sua denuncia, Sandhu cita due rapporti recentemente presentati a Islamabad dall’Istituto per la ricerca, la difesa e lo sviluppo (Irada) che «gettano luce sulla situazione delle minoranze religiose in Pakistan». Il primo studio, titolato Narrative di marginalizzazione: la presenza delle minoranze religiose sui media pakistani, riguarda l’atteggiamento dei mass media del mainstream, che prestano generalmente scarsa attenzione ai problemi che le minoranze affrontano in Pakistan. La copertura mediatica, rileva la ricerca, è minima o del tutto assente. E, quando vi sono articoli, spesso si cade negli stereotipi, confinando le minoranze in una cornice di vittimismo, senza curarsi di includere le loro opinioni o prospettive. Questi atteggiamenti influenzano il quadro culturale, la mentalità comune e l’opinione pubblica.

Il secondo studio, dal titolo Discorsi di odio contro la libertà di parola, esamina le espressioni che instillano odio e disprezzo verso le minoranze religiose, soprattutto sul web. Grazie all’ausilio e al monitoraggio compiuto da quattro associazioni che si occupano della tutela dei diritti umani in Pakistan, si conferma la generale ostilità che si riscontra verso le minoranze religiose, sia nel contesto sociale sia nell’ambiente online. Il quadro, osserva la ricerca, risulta allarmante, in quanto i discorsi istigano e incoraggiano l’intolleranza e la violenza concreta. Non si può restare indifferenti di fronte a questo fenomeno, nota lo studio, parlando di «bullismo contro le minoranze». Le parole «hanno un peso, creano cultura», spiega Sandhu, ricordando la sua teatrale protesta in assemblea. «Ripartiamo allora — questo l’auspicio — da parole di rispetto, stima, mutuo riconoscimento. Così costruiremo un Pakistan migliore».

di Paolo Affatato

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15 novembre 2019

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