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​Dieci piccoli giorni

A quarantuno anni dalla morte, Agatha Christie continua a fare notizia, anche quando risulta falsa. È bastato un titolo fuorviante, inviato in rete, a creare un clamore mediatico di cui ha fatto le spese lo scrittore Andrew Wilson. La scorsa settimana aveva firmato un articolo sull’inserto domenicale del «Guardian» (7 maggio) per presentare il suo ultimo libro A Talent for Murder (Londra, Simon&Schuster, 2017, pagine 416, sterline 14,99 ) che rievoca, tra realtà e finzione, il celeberrimo avvenimento del 1926, quando per dieci giorni Agatha Christie fece perdere le sue tracce. Le cronache del tempo si buttarono a capofitto nello scovare dettagli per risolvere il mistero di colei che i misteri li tesseva magistralmente sulla pagina. 

E sin dalla prima ora dalla sua scomparsa si infittirono le ipotesi: dal suicidio all’omicidio per mano del marito, un archeologo, che si sarebbe voluto sbarazzare della moglie per fuggire poi con la sua segretaria. Dopo dieci giorni — che sembrano anticipare uno dei suoi capolavori, Dieci piccoli indiani (1939) — la scrittrice britannica fu ritrovata in una stanza di albergo ad Harrogate: in preda a una terribile forma di amnesia, non ricordava nulla di quanto era avvenuto in quel lasso di tempo durante il quale una folla variegata, dai poliziotti alla gente comune, si era messa freneticamente sulle sue tracce. Il titolo in questione, sul sito web del «Guardian», così recita: Un nuovo libro ha finalmente risolto il mistero della scomparsa di Agatha Christie, esibendo una perentorietà che viene invece smentita dall’articolo apparso sull’edizione cartacea in cui l’autore sottolinea come il suo libro si muova in equilibrio tra realtà e finzione, mescolando dati fattuali e spunti frutto di fantasia, senza la pretesa di offrire, una volta per tutte, la soluzione del mistero. Andrew Wilson, immediatamente subissato da telefonate e da email provenienti da vari paesi, dalla Spagna, alla Slovenia, dal Canada alla Nuova Zelanda, ha cercato di correre ai ripari spiegando che il mistero non era stato affatto risolto e che i motivi della sparizione di Agatha Christie rimangono ancora oscuri. Ma non c’è stato nulla da fare. Come evidenzia lo stesso Wilson in un altro articolo apparso l’11 maggio sul «Guardian», la tecnologia digitale relativa all’informazione procede oggi così velocemente che non è possibile fermarla, e le approssimazioni o le esagerazioni non si possono più correggere né sgonfiare. Il giorno dopo la pubblicazione del titolo sul web, il «Daily Telegraph» annunciava che «il mistero del genio dei misteri» era stato risolto: annuncio fatto proprio anche dal «Daily Mirror» e propagato successivamente via etere da «Radio Irish» che tra l’altro ha definito il libro, contravvenendo le indicazioni dell’autore, un’opera basata solo su fatti reali. «Avrei voluto urlare che, al contrario, il mio racconto è in gran parte di fantasia» scrive Wilson sul «Guardian», nel tentativo di seppellire ogni velleità di fraintendimento. Ma nello stesso tempo egli ammette che in fin dei conti — a parte la responsabilità legata al titolo sul web — c’è poco spazio per la sorpresa in un contesto del genere. Se si vuole indagare un mistero — sebbene non con l’acribia di un investigatore ma con la leggerezza di uno scrittore — che rimanda al simbolo stesso dell’intrigo e dei colpi di scena, ovvero Agatha Christie, chi si accinge all’impresa deve prevedere le più svariate conseguenze. Come quella di aver gettato nella più profonda delusione tutti coloro che pensavano che finalmente un libro era stato in grado di spiegare il perché di quella inquietante scomparsa che, a distanza di tanti anni, ancora intriga e avvince. (gabriele nicolò)

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