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Dieci anni
e divorziata

· A colloquio con Khadija Al Salami ·

Lunghi capelli neri, mani affusolate e un sorriso che non riesce a nascondere una tristezza profonda. Il suo Paese d’origine ha un patrimonio unico, prodotto dell’incontro di culture e popoli diversi, ma oggi è dilaniato da una guerra troppo poco denunciata. Ha anche tradizioni durissime.

Dalle quali lei è scappata. Incontriamo la regista e scrittrice yemenita Khadija Al Salami al Cairo dove è arrivata per presentare il suo primo lungometraggio I am Nojoom, age 10 and divorced alla 37a edizione del Festival internazionale del Cinema. Da anni, attraverso le sue opere cinematografiche e i suoi libri, si batte per l’emancipazione delle donne del suo Paese, ma anche per arginare la diffusione del fanatismo religioso. Inevitabile iniziare il nostro incontro parlando dei tragici fatti di Parigi dove lei vive ormai da tempo.

«Sono sotto choc e ogni volta che prendo la metro ho la sensazione che qualcosa possa accadere, ho sempre paura. Sfortunatamente per questi giovani a cui è stato fatto il lavaggio del cervello non si è fatto abbastanza. E non si fa granché neanche per combattere questo fondamentalismo. Sono già 8 anni che ho iniziato a preoccuparmi del problema. All’epoca una donna francese mi ha scritto una lettera dove mi diceva che sua figlia si era convertita all’islam e che stava diventando molto rigida nel modo di praticare. Io musulmana e yemenita rimango scioccata: ho lottato tutta la vita per uscire da quella tradizione e da quella visione che non ha niente a che vedere con l’islam».

di Rossella Fabiani

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19 settembre 2019

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