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Dialogo
unica via

· Per risolvere il contenzioso territoriale tra Cina e Filippine ·

Il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, ha inviato in Cina il suo predecessore, Fidel Ramos, con l’obiettivo di avviare colloqui con Pechino dopo la decisione della Corte permanente arbitrale (Cpa) dell’Aja di bocciare le rivendicazioni territoriali cinesi sul 90 per cento del Mar cinese meridionale.

Il presidente filippino  Rodrigo Duterte (Reuters)

Mossa che, a detta di molti osservatori internazionali, non è comunque destinata a sortire alcun effetto, dato che la Cina ha ripetuto più volte che non solo non riconosce la decisione della Corte, ma anche che non prenderà mai in alcuna considerazione qualsiasi rivendicazione sulla base della sentenza della Cpa.

La Cina ha inoltre avvertito tutti i Paesi con cui ha contese marittimo-territoriali che, se provocata, dichiarerà una zona di identificazione e difesa aerea (Adiz) per coprire l’intera area (circa 3,5 milioni di chilometri quadrati), che si allungherebbe in pieno Pacifico molto oltre lo spazio aereo cinese internazionalmente riconosciuto. Questa zona di identificazione e difesa, ricordano gli analisti politici, assegnerebbe all’aeronautica cinese il diritto di verificare e regolare il sorvolo di ogni velivolo straniero. Già nel 2013, all’apice del contenzioso territoriale e delle tensioni con il Giappone nel Mar cinese orientale, Pechino aveva dichiarato l’istituzione di una Adiz sulla zona contesa.

Le Filippine hanno annunciato di volere discutere della controversia nel contesto dell’undicesimo vertice Asia-Europa (Asem) che si apre oggi a Ulan Bator, in Mongolia, alla presenza, tra gli altri, del premier cinese, Li Keqiang. Ma Pechino ha già fatto sapere che il summit in Mongolia «non è il luogo giusto» per trattare la questione, che quindi dovrebbe essere esclusa dall’agenda dei lavori, come annunciato dal viceministro degli Esteri, Kong Xuanyou. In una nota, Li ha sottolineato la necessità di risolvere le dispute attraverso negoziati bilaterali, «sulla base di fatti storici e in linea con il diritto internazionale e la dichiarazione di condotta delle parti» nel Mar cinese meridionale.

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20 aprile 2019

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