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Dialogo tra Cina e Stati Uniti

· Vertice tra Trump e Xi in Florida ·

Una telefonata di «grande significato» per la pace e la stabilità regionale e mondiale: così il ministero degli esteri di Pechino ha definito un colloquio tra il consigliere di stato cinese, Yang Jiechi, e il segretario di stato americano, Rex Tillerson, che si sono sentiti ieri in vista del summit di Donald Trump con il presidente cinese, Xi Jinping, in programma da domani a Mar-a-Lago, in Florida. 

La stampa cinese annuncia la visita  del presidente Xi negli Stati Uniti (Ansa)

La telefonata è arrivata dopo che Trump si era detto pronto ad agire unilateralmente nei confronti della Corea del Nord, come ha affermato un’intervista al «Financial Times», se Pechino non aiuterà gli Stati Uniti a neutralizzare la minaccia di Pyongyang. Poco prima l’ambasciatrice statunitense all’Onu, Nikki Haley, aveva avvertito che Washington «continuerà a mettere pressione» alla Cina perché agisca sulla Corea del Nord. La posizione ufficiale di Pechino sull’ex alleato Pyongyang è legata al mantenimento della stabilità regionale: «la Cina non vuole una guerra sull’uscio di casa», aveva dichiarato il 16 marzo scorso, il primo ministro cinese, Li Keqiang.

Finora Pechino ha più volte sottolineato la necessità di fare ripartire i colloqui a sei con la Corea del Nord per la denuclearizzazione della penisola, interrottisi poco prima del secondo test nucleare nordcoreano, nel 2009. Pechino ha già preso contromisure nei confronti di Pyongyang, anche se nelle ultime settimane si sono addensati dubbi sulla loro reale efficacia e sull’impegno cinese nel contenimento delle mire del regime comunista nordcoreano. Dopo l’ultimo test missilistico di Pyongyang del 6 febbraio scorso, la Cina ha annunciato la sospensione delle importazioni di carbone dalla Corea del Nord fino a fine 2017, tagliando un’importante fonte di finanziamento per il regime di Kim Jong-un, che pochi giorni dopo ha inviato un emissario a Pechino, il vice ministro degli esteri, Ri Kil-song.

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