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Dialogo tra Ankara e Mosca sulla Siria

· Colloquio tra Putin ed Erdoğan per una soluzione politica della crisi ·

Mentre Aleppo continua a bruciare, non si ferma il lavoro della diplomazia internazionale alla ricerca di una soluzione politica della crisi siriana. Questo il punto cruciale del colloquio, ieri, tra il presidente russo, Vladimir Putin, e il capo dello stato turco, Recep Tayyip Erdoğan. I due leader — sottolinea un comunicato — hanno discusso anche della cooperazione nel settore energetico tra Mosca e Ankara, e in particolare del progetto per il gasdotto Turkish Stream e della costruzione della centrale nucleare di Akkuyu. Il leader del Cremlino e il presidente turco si incontreranno in Turchia il 10 ottobre. 

Aleppo (Afp)

E mentre si rafforza l’asse tra Mosca e Ankara, l’Europa torna a chiedere un’azione comune di tutti gli attori sul campo per rilanciare i negoziati a Ginevra, fermi ormai da almeno tre mesi. L’alto rappresentante europeo per la politica estera e di sicurezza comune, Federica Mogherini, ha confermato che la questione «ha fatto parte dei nostri colloqui a margine» in questi giorni, «soprattutto con il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon». Sempre sul piano diplomatico, il ministro degli esteri francese, Jean-Marc Ayrault, sarà oggi a Mosca e venerdì a Washington nell’ambito degli sforzi diplomatici della Francia per far approvare una risoluzione del Consiglio di sicurezza che permetta il cessate il fuoco ad Aleppo. Lo rende noto il Quai d’Orsay, in un comunicato che sottolinea la necessità di dare alla popolazione di Aleppo «l’accesso agli aiuti umanitari di cui tanto hanno bisogno». Sul terreno, la battaglia non conosce tregua. Ieri il comando generale dell’esercito siriano ha lanciato un monito a tutti i gruppi di ribelli attivi nell’area di Aleppo: questi gruppi «devono lasciare i quartieri a est o andranno incontro al loro inevitabile destino». L’ultimatum segue un altro messaggio nel quale le forze armate governative hanno annunciato «una riduzione degli attacchi contro i terroristi» nei quartieri orientali della città, con l’obiettivo di «migliorare la situazione umanitaria».

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