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Dialogo
sempre più a rischio

· L’opposizione venezuelana si ritira dal negoziato con Maduro ·

Si fa sempre più complessa la partita politica in Venezuela. L’opposizione antichavista, che ha la maggioranza all’Assemblea nazionale, ha deciso ieri di non partecipare al previsto terzo incontro con i rappresentanti del governo per cercare una soluzione alla gravissima crisi politico-istituzionale che attanaglia il paese.

Passante davanti al ritratto  di Chávez  a Caracas (Reuters)

Ad annunciare il passo indietro è stato Jesus Torrealba, portavoce della Mesa de la Unidad Democrática (Mud). Secondo Torrealba, il governo aveva promesso la liberazione dei prigionieri politici e il voto anticipato. Il presidente Nicolás Maduro ha tuttavia smentito tali concessioni, affermando che non si è mai parlato di questi punti durante i precedenti incontri. Torrealba ha spiegato che «l’opposizione tornerà al tavolo del dialogo solo quando il governo avrà applicato gli accordi». Gli ha replicato Jorge Rodriguez, negoziatore governativo, che ha dichiarato: «Il governo non cede, non accetta ultimatum né pressioni di alcun tipo». La posta in gioco, ora, si fa sempre più alta. L’opposizione ha già annunciato la ripresa delle manifestazioni per chiedere la destituzione di Maduro. Un gruppo di 14 detenuti membri del Mud ha iniziato uno sciopero della fame per chiedere la liberazione «di tutti i prigionieri politici». L’Unione delle nazioni sudamericane (Unasur) ha auspicato la ripresa tempestiva dei negoziati. Il segretario generale dell’organizzazione, Ernesto Samper, ha auspicato un «cessate il fuoco politico», chiedendo ai rappresentanti di Governo e opposizione «di astenersi fino al 13 gennaio 2017 dal prendere decisioni che possano rendere difficili le relazioni». La crisi politica venezuelana va avanti da circa un anno e mezzo, inasprita dalle gravi difficoltà economiche che il paese deve affrontare.

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