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Dialogo in salita
sulla Siria

· Mentre non si ferma la violenza ·

Fumata nera per l’atteso accordo tra Stati Uniti e Russia sulla tregua in Siria, mentre le forze del Governo di Damasco hanno stretto di nuovo l’assedio attorno ad Aleppo e il cosiddetto Stato islamico (Is) ha rivendicato una raffica di attentati compiuti in varie zone controllate dalle forze governative e che hanno causato l’uccisione, secondo fonti ufficiali, di oltre 50 persone.

L’attentato che ha colpito la città di Homs (Afp)

Dopo l’incontro di ieri a margine del vertice del g20 in Cina con Vladimir Putin, il presidente statunitense, Barack Obama, ha attribuito alla «mancanza di fiducia» tra le parti il rinvio dei colloqui fra Washington e Mosca per raggiungere un accordo sulla tregua. Il presidente russo ha invece minimizzato, affermando che dopo l’incontro con Obama le «posizioni sono più vicine». «Siamo sulla giusta strada», ha detto il leader del Cremlino, secondo cui una intesa con gli Stati Uniti può essere raggiunta entro «pochi giorni». Il riferimento è all’incontro che il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, potrebbe avere con il segretario di Stato americano, John Kerry.

Al g20 si sono accesi anche i riflettori sulla Turchia: il presidente turco, Recep Tayyp Erdoğan, ha annunciato di aver proposto alla Russia e agli Stati Uniti di creare una no-fly zone sul nord della Siria, a ridosso con la frontiera turca. La proposta era stata avanzata più volte in passato ma non era mai stata accettata né da Washington né da Mosca. Dal 24 agosto scorso, Ankara ha avviato un’operazione militare in pieno territorio siriano in chiave anti-Is e, dicono i detrattori, per ostacolare l’avanzata delle forze curde sostenute dagli Stati Uniti, anch’esse schierate contro il cosiddetto Stato islamico. Con le incursioni avvenute nelle ultime 48 ore, miliziani siriani e arabi, sostenuti da Ankara, hanno di fatto sigillato il confine turco-siriano costringendo alla ritirata i jihadisti e stabilendo una zona cuscinetto anti-curda.

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