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Dialogo globale
la sola strada da percorrere

· L’intervento del segretario di Stato al summit dell’Onu sui migranti ·

Pubblichiamo in una nostra traduzione italiana l’intervento del segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, pronunciato il 19 settembre al summit delle Nazioni Unite sui migranti.

Signor Presidente,

La Santa Sede esprime la sua gratitudine a lei e al Segretario Generale per aver convocato questo storico incontro di leader mondiali al fine di affrontare uno tra i più grandi problemi umanitari, politici, sociali ed economici del presente, vale a dire i vasti movimenti di rifugiati e di migranti. Si tratta di un imperativo morale che quanti hanno la responsabilità del benessere dei popoli non possono evitare né ignorare.

I valori espressi nella Carta delle Nazioni Unite, specialmente il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e la dignità e il valore della persona umana, devono essere al centro della nostra risposta all’emergenza dei rifugiati e dei migranti. Questi stessi principi fondamentali vengono affermati dalla maggior parte delle principali tradizioni religiose nel mondo e dalla gente di buona volontà. La regola d’oro ci impone di trattare rifugiati e migranti nello stesso modo in cui vorremmo essere trattati noi se fossimo nella loro situazione.

Pertanto, mentre cerchiamo di trovare i modi più efficaci per rispondere alle sfide poste dai movimenti senza precedenti di rifugiati e di migranti, tenendo conto delle legittime preoccupazioni di società e paesi, non dobbiamo perdere di vista le persone reali, con un nome e un volto, che stanno dietro alle sconvolgenti statistiche. I rifugiati hanno bisogno della nostra protezione, ma anche i migranti hanno bisogno, oltre che di solidarietà e di compassione, che siano rispettati i loro diritti. Questo approccio esige l’impegno totale di «un’umanità che sa riconoscere prima di tutto il fratello e la sorella, un’umanità che vuole costruire ponti e rifugge dall’illusione di innalzare recinti per sentirsi più sicura» (Papa Francesco, Incontro con la cittadinanza e con la comunità cattolica. Memoria delle vittime delle migrazioni, Lesvos, 16 aprile 2016).

La nostra presenza in questa Istituzione, di fatto, è un segno che riconosciamo che muri e barriere — sia fisici sia legislativi — tra persone e popoli non sono mai una soluzione accettabile ai problemi sociali. Queste barriere dividono le persone e i popoli, causano tensioni tra loro e indeboliscono e ostacolano lo sviluppo. Invece, malgrado le difficoltà, gli interessi elettorali e le preoccupazioni comprensibili e legittime, le nostre responsabilità esigono che superiamo paure e ostacoli e lavoriamo per un mondo in cui le persone e i popoli possano vivere nella libertà e nella dignità.

Le enormi e complesse sfide poste dai vasti movimenti di rifugiati e migranti possono essere affrontate solo se lavoriamo tutti insieme. La mia Delegazione insiste sulla necessità di un dialogo transnazionale e di cooperazione tra le nazioni, le organizzazioni internazionali e le agenzie umanitarie. A tale riguardo, la collaborazione con le organizzazioni religiose e le comunità di fede è particolarmente utile, poiché si tratta di interlocutori interessati e capaci, che spesso sono i primi a rispondere ai movimenti transfrontalieri di rifugiati e migranti e alle persone internamente dislocate.

Ogni individuo ha il diritto di vivere in pace e in sicurezza nella propria patria e nel proprio paese di origine. Eppure, milioni di persone mettono tutto a rischio, vivono in condizioni terribili, e a migliaia hanno perso la vita nel tentativo di fuggire da conflitti, violenza, abietta povertà, esclusione sociale, aperta persecuzione e forme diverse di discriminazione. Quarantotto milioni di bambini sono costretti a lasciare le loro case e migliaia di bambini migranti non accompagnati scompaiono e diventano preda di persone che abusano di loro e di sfruttatori.

La Santa Sede desidera ribadire ancora una volta il suo appello urgente perché siano compiuti sforzi politici e multilaterali per affrontare le cause alla base dei grandi movimenti e della dislocazione forzata di popolazioni, specialmente i conflitti e la violenza, le innumerevoli violazioni di diritti umani, il degrado ambientale, la povertà estrema, il commercio e il traffico d’armi, la corruzione e gli oscuri piani finanziari e commerciali connessi a tutto ciò. Al tempo stesso, è necessario assicurare che i fondi per lo sviluppo vengano assegnati in modo equo e trasparente, consegnati e utilizzati in modo adeguato.

La Santa Sede sottolinea l’importanza di questo summit, che fa eco ai moniti di Papa Francesco riguardo alla globalizzazione dell’indifferenza. Nel farlo, è motivata da un reiterato impegno a proteggere ogni e ciascuna persona dalla violenza e dalla discriminazione, a garantire un’assistenza sanitaria adeguata e di qualità e a proteggere chi è vulnerabile, in particolare le donne e i bambini.

La mia Delegazione osserva che la Dichiarazione politica avalla impegni urgentemente necessari per aiutare sia i rifugiati sia altri migranti forzati, poiché condividono le stesse cause fondamentali che richiedono una risposta comune. Inoltre, la Dichiarazione tiene conto delle realtà nazionali, delle capacità, delle priorità e dei livelli di sviluppo in un modo che è coerente con i diritti e gli obblighi degli Stati secondo il diritto internazionale. Su questa linea, apprezziamo il forte invito a tutti gli Stati a operare per l’eliminazione della pratica della detenzione infantile, che non è mai nel miglior interesse del bambino.

La Santa Sede apprezza l’accordo per un più stretto rapporto operativo tra l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e le Nazioni Unite, e desidera esprimere il proprio interesse a partecipare agli sforzi permanenti del Forum Globale su Migrazione e Sviluppo e del Global Migration Group. Speriamo sinceramente che queste iniziative portino a una migliore gestione di risposte incentrate sulla persona ai movimenti di rifugiati e di migranti a livello globale, nazionale e locale.

Signor Presidente,

Mi permetta di concludere con le parole di Papa Francesco, che esprimono il suo messaggio a questo vertice: «Invito soprattutto i governanti e i legislatori e l’intera Comunità Internazionale a considerare la realtà delle persone forzatamente sradicate con iniziative efficaci e nuovi approcci per tutelare la loro dignità, migliorare la loro qualità di vita e far fronte alle sfide che emergono da forme moderne di persecuzione, di oppressione e di schiavitù. Si tratta, sottolineo, di persone umane, che fanno appello alla solidarietà e all’assistenza, che hanno bisogno di interventi urgenti, ma anche e soprattutto di comprensione e di bontà» (Papa Francesco, Discorso ai partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, 24 maggio 2013).

Grazie, Signor Presidente.

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