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Dialogo e riconciliazione

· Appello dei vescovi del Paraguay alle forze politiche ·

Un nuovo appello al dialogo e alla trattativa è stato rivolto dal presidente dell’episcopato paraguayano, l’arcivescovo di Asunción, Edmundo Ponciano Valenzuela Mellid, alle forze di opposizione nel tentativo di trovare una rapida soluzione all’impasse politica che, tra scontri e proteste di piazza, paralizza da giorni il Paese sudamericano. In particolare, l’appello è rivolto al Partito liberale, la principale forza di opposizione, che ha disertato le prime sessioni del tavolo di dialogo promosso dal capo dello stato, Horacio Cartes, e al quale partecipano anche i rappresentanti della Conferenza episcopale.

Sul tappeto, come è noto, è il progetto di riforma costituzionale che permetterebbe la rielezione del capo dello stato. Progetto, una vera novità per la democrazia paraguayana, contro cui si è immediatamente sollevata la protesta della piazza oltre che dei partiti di opposizione. Dal 1992, infatti, al fine di evitare il rischio di dittature, in Paraguay è proibito al capo dello stato di concorrere per un secondo mandato. Tuttavia, il governo si rifiuta di ritirare il progetto di riforma. Mossa che al contrario il Partito liberale ritiene fondamentale per poter iniziare una trattativa. «La Chiesa alza la voce perché questi fratelli vengano al tavolo, un tavolo che deve cercare la comprensione, la riconciliazione e la firma di una pace duratura. Abbiamo bisogno di trovare la soluzione»: queste le parole del presule indirizzate a coloro che finora non hanno partecipato al negoziato. L’arcivescovo sottolinea l’importanza del terzo incontro di colloqui, previsto per il 18 aprile, rilevando che si è di fronte a un’opportunità storica: «Abbiamo il dovere di darci la mano, di discutere dei nostri problemi».

La Conferenza episcopale, tramite il suo presidente, nei giorni scorsi aveva fin da subito accolto «con speranza» l’appello del capo dello stato per un tavolo di dialogo tra tutti i rappresentanti politici. L’episcopato si era confermato «disponibile a seguire il cammino, chiedendo a tutti gli attori coinvolti di impegnarsi nel modo migliore a servizio della popolazione, evitando la violenza». Il 31 marzo scorso, come si ricorderà, durante alcuni scontri un militante dell’opposizione era stato ucciso dalle forze dell’ordine e un gruppo di contestatori aveva invaso la sede del parlamento e incendiato alcune aree del palazzo.

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17 agosto 2019

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