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Dialogo e negoziato
per fermare l’escalation
militare in Siria

· All’Angelus il Papa rinnova anche l’appello contro la tratta di esseri umani ·

Civili siriani costretti a lasciare Idlib (Afp)

Un duplice appello per la pace in Siria e per contrastare la tratta di persone è riecheggiato domenica 9 febbraio per voce di Papa Francesco al termine dell’Angelus recitato con i fedeli presenti in piazza San Pietro. Preoccupato per le «notizie dolorose» giunte in questi giorni dal nord-ovest del Paese mediorientale — notizie particolarmente allarmanti riguardo alle «condizioni di tante donne e bambini, della gente costretta a fuggire a causa dell’escalation militare» — il Pontefice ha rinnovato il suo «accorato appello alla comunità internazionale e a tutti gli attori coinvolti ad avvalersi degli strumenti diplomatici, del dialogo e dei negoziati, nel rispetto del diritto umanitario internazionale, per salvaguardare la vita e le sorti dei civili». Appello unito alla richiesta di recitare un’Ave Maria «per questa amata e martoriata Siria».

Tra i fedeli che hanno raccolto l’invito del Papa c’erano anche i partecipanti alla marcia organizzata in occasione della sesta Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone. Un fenomeno definito da Francesco «una vera piaga che sfrutta i più deboli» ed esige perciò «l’impegno di tutti: istituzioni, associazioni e agenzie educative». In particolare il Pontefice ha chiesto di intensificare il lavoro «sul fronte della prevenzione», segnalando soprattutto l’utilizzo dei moderni mezzi di comunicazione da parte delle organizzazioni criminali allo scopo di «adescare le vittime con l’inganno. Pertanto — ha sottolineato — è necessario da una parte educare a un uso sano dei mezzi tecnologici, dall’altra vigilare e richiamare i fornitori di tali servizi telematici alle loro responsabilità».

In precedenza il Pontefice, commentando il Vangelo della quinta domenica del tempo ordinario (Matteo 5, 13-16), aveva esortato i credenti «a essere sale e luce in mezzo alla gente, portando a tutti, con la vita e la parola, la buona notizia dell’amore di Dio».

L'Angelus

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23 febbraio 2020

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