Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

​Dialogo a cuore aperto

· Oltre centomila fedeli all’udienza giubilare nel giorno della memoria liturgica di san Giovanni Paolo II ·

«Ascoltare, spiegare, con mitezza, non abbaiare all’altro, non urlare, ma avere un cuore aperto»: sono queste le caratteristiche di un dialogo rispettoso e fecondo. Papa Francesco le ha individuate parlando ai centomila fedeli presenti in piazza San Pietro per l’udienza giubilare di sabato 22 ottobre.

Hyatt Moore, «Gesù e la samaritana al pozzo»

Nella sua riflessione il Pontefice ha preso spunto dall’episodio evangelico dell’incontro tra Gesù e la samaritana per sottolineare che «un aspetto molto importante della misericordia è proprio il dialogo». Esso infatti, ha spiegato, «permette alle persone di conoscersi», ponendole «in atteggiamento di ascolto». Inoltre, ha proseguito, «il dialogo è espressione di carità, perché, pur non ignorando le differenze, può aiutare a ricercare e condividere il bene comune». E infine «invita a porci dinanzi all’altro vedendolo come un dono». Eppure — ha fatto notare Francesco — «molte volte noi non dialoghiamo» se «non ascoltiamo abbastanza oppure tendiamo a interrompere l’altro». E ricorrendo ancora una volta all’esperienza concreta, ha aggiunto al testo preparato un’osservazione: «quante volte — ha chiarito — stiamo ascoltando una persona, la fermiamo e diciamo: “No! No! Non è così!” e non lasciamo che finisca di spiegare. E questo impedisce il dialogo». Anzi, addirittura «questa è aggressione».

Ecco perché occorre il dialogo in tutti i contesti sociali: nelle famiglie, tra marito e moglie e tra genitori e figli, tra insegnanti e alunni, tra dirigenti e operai. Così come «di dialogo vive anche la Chiesa». In proposito il Papa ha esortato a pensare al «creato e alla responsabilità che tutti abbiamo di salvaguardare la casa comune» e «al dialogo tra le religioni, per contribuire alla costruzione della pace e di una rete di rispetto e di fraternità». Insomma — ha concluso Francesco — «il dialogo abbatte i muri delle divisioni e delle incomprensioni; crea ponti di comunicazione e non consente che alcuno si isoli, rinchiudendosi nel proprio piccolo mondo». Per questo, il Pontefice ha raccomandato, con una nuova improvvisazione, di non dimenticare che «dialogare è ascoltare quello che mi dice l’altro e dire con mitezza quello che penso io. Se le cose vanno così, la famiglia, il quartiere, il posto di lavoro saranno migliori». Al contrario «se non lascio che l’altro dica tutto quello che ha nel cuore e incomincio a urlare — oggi si urla tanto — non andrà a buon fine questo rapporto tra noi», né quello «fra marito e moglie, tra genitori e figli».

Al termine dell’udienza il Papa ha salutato in particolare i numerosissimi fedeli polacchi presenti, ricordando, nella festa liturgica, san Giovanni Paolo II e il viaggio compiuto nella sua patria.

La catechesi del Papa 

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE