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Dialogo
contro i fondamentalismi

· ​Il cardinale Parolin ordina il nunzio apostolico in Pakistan ·

Occorre fare delle diversità «un’occasione di ascolto e reciproca stima», affinché siano «sconfitti i fondamentalismi, portatori di violenza e generatori di miseria intellettuale e morale». Lo ha detto il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, nell’omelia della messa per l’ordinazione episcopale di monsignor Christophe Zakhia El-Kassis, nominato lo scorso 24 novembre arcivescovo titolare di Roselle e nunzio apostolico in Pakistan. Proprio nel paese asiatico a cui è destinato — ha affermato il cardinale durante il rito celebrato all’altare della Cattedra della basilica di San Pietro sabato mattina, 19 gennaio — il nuovo rappresentante pontificio troverà «una popolazione in larga parte musulmana, con minoranze cristiane e tra queste quella cattolica». Alla quale, ha raccomandato rivolgendosi al presule, «dovrai portare particolare vicinanza, la vicinanza del Papa», manifestandola «a queste persone, nostri fratelli e sorelle nella fede», per «sostenerle e incoraggiarle». Il nunzio apostolico, infatti, è chiamato come «pastore e diplomatico, a promuovere e intensificare canali di conoscenza, incontro e dialogo tra differenti credi religiosi e diverse componenti della società».

Il porporato ha poi ricordato il significato dell’antica invocazione Veni creator Spiritus. «È antica e buona consuetudine in alcune occasioni particolarmente solenni — ha spiegato — invocare lo Spirito Santo perché visiti le menti e riempia i cuori con la sua grazia. E quale occasione è migliore di quella di un’ordinazione episcopale perché si compia una rinnovata Pentecoste e venga in abbondanza lo Spirito che consacra, regge e guida, consola e fortifica». È lo Spirito, dunque, «il protagonista principale di questa celebrazione». Ed è lui «il grande dono che chiediamo al Padre celeste di inviare sull’ordinando», perché «possa compiere con autorità ed efficacia la sua missione», e diventi «idoneo a compiere il ministero». Un ministero attraverso il quale «Gesù Cristo stesso ha voluto si universalizzasse e attualizzasse la sua opera salvifica, rendendola viva, operante e concretamente incontrabile nel qui e nell’oggi».

È ancora lo Spirito, ha proseguito il cardinale, che «interiorizza il messaggio del Vangelo e lo rende sempre nuovo, capace di risuonare con distinte tonalità e di rispondere alle attese e alle speranze, capace di rispondere agli interrogativi che albergano nel cuore di ogni essere umano». Per questo, ha affermato, «siamo pieni di meraviglia nel constatare che a fronte delle tante infedeltà umane, Dio rimane perennemente fedele al suo eterno disegno di salvezza». E lo stupore «si trasforma in adorazione nel riconoscere che egli sempre quando lo invochiamo scende in mezzo a noi, ci costituisce come Chiesa, ci dona tutti i mezzi perché essa possa sussistere, diffondersi e, ascoltando la nostra invocazione, consacra i suoi eletti perché possano servire il popolo a cui sono inviati».

A questo proposito, il cardinale ha fatto notare come il vescovo sia «un dono di Dio per la sua Chiesa. Egli riceve la potestà di insegnare, governare e santificare la porzione del popolo di Dio a lui affidata. E, nel caso di un nunzio apostolico, a lui viene affidata la funzione di rappresentare il Papa presso gli Stati e le Chiese alle quali viene inviato, di promuovere e cementare la comunione tra la Sede apostolica e le Chiese particolari, di presentare nella sua completezza il pensiero del Papa e di far percepire la sua sollecitudine pastorale per tutte le Chiese e per la pace tra le nazioni».

Ma qual è — si è chiesto — il motore della «sua azione prudente e coraggiosa? Qual è la forza che gli consente di offrire la sua buona testimonianza di fede e di vicinanza anche in situazioni complicate e difficili, a volte in mezzo a conflitti e senza la garanzia di essere sempre ascoltato e compreso?». È l’amore per il Signore, un vero e proprio «motore capace di far camminare speditamente», una «forza in grado di rendere saldi e operosi, colmi di serena speranza anche in mezzo a qualche tribolazione o incomprensione». E «come sua logica e necessaria conseguenza, l’amore verso la Chiesa e verso il prossimo».

Nicola Gori

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26 gennaio 2020

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