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In dialogo con l’islam

· Convegno dell’apostolato del mare ·

Rilanciare nei porti e a bordo delle navi il dialogo tra persone di differenti religioni. Perché, sebbene l’attuale clima internazionale non aiuti l’incontro tra culture, il dialogo è un’esigenza vitale, non facoltativa, per i cristiani. 

È una delle indicazioni più significative tra quelle scaturite nei giorni scorsi dall’incontro dei coordinatori dell’apostolato del mare nell’area mediterranea, tenutosi a Marsiglia sotto la presidenza del vescovo Joseph Kalathiparambil, segretario del Pontificio consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti.

Il tema del dialogo soprattutto con l’islam è stato in qualche modo obbligato dalla presenza nel porto marsigliese della nave da crociera i cui passeggeri sono rimasti coinvolti nell’attentato al museo del Bardo di Tunisi. E proprio sulla grande nave monsignor Kalathiparambil ha celebrato alla vigilia dell’apertura dei lavori la messa in suffragio delle 22 vittime e per la guarigione dei numerosi feriti. «Nessuno tra i passeggeri e l’equipaggio — ha detto all’omelia — poteva immaginare che una settimana programmata per il relax e il riposo, sarebbe stata ricordata con paura e terrore». Soprattutto, ha aggiunto «è difficile per noi capire la logica di questi attacchi terroristici, impossibile comprendere perché sia necessario uccidere e distruggere per affermare i propri principi». E tutto questo — ha spiegato — «ci fa sentire insicuri, impauriti. Sembra che non ci sia nessun posto in cui poter essere in salvo e che non ci si possa fidare di nessuno. Molte sono le domande davanti a tanta violenza. Ma di sicuro non dobbiamo rispondere con maggior violenza».

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18 agosto 2019

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