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In dialogo con le religioni tradizionali africane

· Il viaggio del cardinale Tauran in Benin ·

Vedere, ascoltare, capire e incoraggiare. Sono queste le quattro motivazioni principali della visita che il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, ha compiuto nella Repubblica del Benin dal 2 al 5 marzo.

Nei quattro giorni trascorsi nel Paese africano il porporato ha potuto constatare le numerose dimostrazioni di buona volontà da parte dei vescovi e delle autorità governative, ma anche dei rappresentanti delle diverse religioni, in particolare da parte degli adepti del vudu e dei musulmani.

I presuli beninesi, in particolare, hanno tenuto a condividere con il cardinale il loro impegno pastorale tra quanti seguono la religione tradizionale e quanti si sono convertiti al cristianesimo.

Da parte loro, il presidente della Repubblica e i suoi ministri gli hanno riferito le loro preoccupazioni e i loro sforzi per promuovere l’armonia e l’integrazione nazionale nel quadro della presenza delle diverse credenze religiose e delle componenti della società beninese.

Il cardinale ha ascoltato attentamente i praticanti vudu e i musulmani, che gli hanno parlato anche delle loro difficoltà nella promozione di un’armonia interreligiosa.

Proprio per comprendere meglio la realtà religiosa, sociale e culturale del Benin, il porporato ha incontrato i professori e i formatori dei seminari maggiori del Paese, i quali hanno cercato di spiegare la religione vudu per identificare il «vero» e il «santo» (cfr Nostra aetate, n. 2) presenti nella religione tradizionale africana, e anche il difficile compito di promuovere l’inculturazione.

Il cardinale Tauran ha potuto constatare gli effetti positivi della pace e dell’armonia che regnano nel Paese. E ha indicato con quattro parole gli atteggiamenti che devono presiedere i rapporti tra le religioni: rispettare, sapere, amare, capire.

La visita alla Porta della salvezza e alla basilica dell’Immacolata Concezione, così come quella al luogo di sepoltura dei primi missionari e alla tomba del cardinale Gantin, è stata un’importante occasione per rendere omaggio a quanti hanno trasmesso la fede cattolica in Benin. Durante la celebrazione della messa del mercoledì delle Ceneri nel seminario di San Gallo a Ouidah, il porporato ha incoraggiato i seminaristi a capire la natura della loro vocazione al sacerdozio, e di conseguenza l’importanza fondamentale della loro formazione nel seminario.

Il presidente del dicastero ha anche incontrato alcuni rappresentanti della Commissione per il dialogo interreligioso delle Conferenze episcopali dei Paesi dell’Africa occidentale e ha ascoltato i resoconti delle attività interreligiose in Benin, in Costa d’Avorio, in Guinea, in Senegal e nel Togo. È stata l’occasione per ringraziare coloro che in quei Paesi si fanno promotori del dialogo.

La visita ha così acquisito grande valore nel quadro della promozione del dialogo con la religione tradizionale africana. Il vudu è, in questo Paese, la migliore espressione strutturata della religione tradizionale africana. È profondamente radicato, correttamente identificato e ha numerosi adepti. Si è inoltre diffuso a livello internazionale, al di là delle coste africane, nella regione dei Caraibi, in particolare ad Haiti e nei Paesi vicini. Per questi motivi, la Chiesa, nello spirito del concilio Vaticano ii, non deve trascurare i rapporti con i praticanti vudu.

In questa prospettiva, il Pontificio Consiglio potrebbe in futuro incoraggiare un programma di collaborazione tra le Conferenze episcopali del Benin e di Haiti, per approfondire la conoscenza del vudu e trarre profitto dai valori spirituali profondi di questa religione nella prospettiva di un’inculturazione cristiana.

 Chidi Denis Isizoh 
Officiale del Pontificio Consiglio 
per il dialogo interreligioso

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