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In dialogo con il paziente

· Dedicata a Gian Carlo Castiglioni un’aula del Policlinico Gemelli ·

Un’aula del Policlinico Gemelli di Roma è stata dedicata a Gian Carlo Castiglioni che molto si adoperò, con passione, studio e conoscenza per far crescere questa struttura universitaria e ospedaliera: non in ultimo contribuendo alla costruzione dei reparti chirurgici e alle sale operatorie, al primo trapianto di rene, all’attivazione del reparto di cardiochirurgia e dei centri di terapia intensiva nella clinica chirurgica, sino al delicato intervento cui fu sottoposto Giovanni Paolo II dopo l’attentato del 1981.

Christian Barnard e Gian Carlo Castiglioni

Probabilmente però ciò che oltre la conoscenza lo distinse da molti fu il rapporto umano e il dialogo che riteneva indispensabile con il paziente; quasi osmotico ma necessario per instaurare fra l’uno e l’altro quella serena fiducia in grado di accompagnare il malato nelle scelte e nelle cure. Il medico quale missione verso gli altri, perché la stessa sua funzione non dovrebbe intendersi altrimenti.

Anche per questo sosteneva come la crescente specializzazione medica, pur inevitabile, rischiasse di “trasformare” l’uomo/paziente in segmenti dei quali ogni specialista diveniva responsabile, così cancellando quell’innato affidarsi che si era soliti fare con gli “antichi” medici di famiglia: «Oggi il medico appare più lontano dal malato e dal suo ambiente e sembra spesso prestare la sua opera per un segmento di tempo, su un segmento di malato» scrisse nella sua prolusione per il discorso all’inaugurazione del vi anno accademico della Facoltà di medicina e chirurgia dell’Università cattolica del Sacro Cuore di Roma il 10 novembre del 1966. E ancora a riguardo citava le parole dello stesso padre Agostino Gemelli che avvertiva le nuove generazioni di medici: «Il medico di un tempo vedeva l’infermo nella sua unità inscindibile fisiologica e spirituale, sapeva infondere nel suo animo fiducia e una serenità che giovava alla cura; il medico moderno molte volte non si rivela l’incomparabile amico e collaboratore del malato».

Al contrario per Castiglioni i nuovi confini che la scienza e la tecnica medica andavano via via superando altro non erano che il mezzo con il quale il medico del futuro si sarebbe dovuto confrontare senza mai perdere il timone: conscio che ogni macchinario, ogni tecnica o scoperta non avrebbero mai potuto sostituirsi all’uomo. Proprio rispetto all’uso delle tecnologie, lui che negli anni successivi le utilizzò in delicatissimi interventi di trapianto, scriveva ancora nel discorso accademico: «Questa fantascienza o realtà di domani come ci ridurrà? L’uomo dovrebbe sempre restare il protagonista: è la sua intelligenza che vede il problema e imposta il programma, che inventa lo strumento per la propria utilità, sono la sua logica e la sua coscienza a controllare e guidare il risultato. Se la sua personalità dominerà la macchina ed egli saprà usarla correttamente, il suo lavoro sarà facilitato e potenziato».

Una passione quella per la medicina trasferitagli dal padre Giovanni, compagno di vita di Agostino Gemelli presso l’Università di Pavia e successivamente per trent’anni direttore dell’Istituto di patologia chirurgica dell’Università di Milano: «Mio marito viveva la sua professione in modo incondizionato, sempre al servizio del paziente, con una responsabilità e umanità illimitata — spiega la moglie Giovanna Orlandi Castiglioni, conosciuta a Cortina “grazie” alla frattura di un piede e sposata l’anno dopo — non c’era giorno in cui rientrato a casa non dedicasse tempo al suo lavoro, spesso rimanendo sino alle 2 di notte a leggere libri. Quando andavamo in vacanza non potevamo scegliere luoghi distanti da Roma oltre 100 chilometri perché voleva sempre essere in grado di rientrare in breve tempo, qualora fosse stata necessaria la sua presenza per effettuare un trapianto».

Dopo la laurea con 110 e lode nel 1946 presso l’Università di Milano, Gian Carlo Castiglioni inizia la sua brillante carriera che lo porterà a ricoprire numerosi ruoli di rilievo in Italia e all’estero, molte le pubblicazioni. Nel 1963 venne chiamato dal professor Vito, allora rettore dell’Università cattolica di Milano, per organizzare la chirurgia nel costituendo Ospedale Gemelli di Roma. Nel 1966, man mano che si ultimavano i piani si giunse al nono con la Clinica chirurgica, dove vennero programmate le sale operatorie dell’Istituto, le degenze e le aule degli studenti: al nono l’aula intitolata a Castiglioni. Oltre ai molti titoli e onorificenze ricevuti — uno per tutti quello di cavaliere dell’Ordine di San Gregorio magno che gli venne insignito da Giovanni Paolo II, o far parte della Congregazione delle cause dei santi — ciò a cui i familiari tengono di più è sottolineare ancora una volta la grande umanità che ha contagiato molti medici laureatisi fra gli anni Ottanta e Novanta che al suo grande senso etico si sono ispirati.

Perché — come spiegava — la medicina sarà sempre più ricerca, collaborazione e organizzazione ma il medico del domani dovrà sempre salvaguardare e rispettare il privilegio di curare, assistere e sostenere il paziente.

di Susanna Paparatti

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26 febbraio 2020

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