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Dialogo con chi è fuori

· Il domenicano Marie-Joseph Lagrange ·


Paolo VI nel 1974 alla Pontificia Commissione Biblica parlò di «un gran maestro dell’esegesi, un uomo nel quale hanno brillato in modo eccezionale la sagacità critica, la fede e l’attaccamento alla Chiesa: vogliamo dire il Padre Lagrange».
A sua volta Giovanni Paolo II, il 31 ottobre 1992 in un discorso ai membri dell’Accademia Pontificia delle Scienze ha definito l’opera in campo biblico del padre domenicano «l’opera di un pioniere». Continuando a delinearne l’epoca affermò: «Certuni, preoccupati di difendere la fede, pensarono che si dovessero rigettare conclusioni storiche seriamente fondate. Fu quella una decisione affrettata e infelice».

Travagliata e insieme solare fu infatti la vita del domenicano che aprì nuove prospettive nello studio della Sacra Scrittura. La sua produzione scientifica lascia stupefatti: quattordici volumi nella collana Études bibliques, altri tredici volumi meno poderosi ma non meno importanti, millecinquecento recensioni di studi biblici, duecentosettanta articoli. In totale sedicimila pagine di argomento biblico. In vista del suo processo di beatificazione tutti gli scritti sono stati individuati e riordinati.
Egli seppe riconciliare, come dimostrò Jean Guitton, scienza e fede.
Nella biografia più autorevole, scritta dal confratello Bernard Montagnes, giustamente padre Lagrange è considerato una figura gigantesca di studioso, ora però gli si può affiancare quella altrettanto gigantesca dell’uomo di Dio, grazie alla stampa nei tipi di Journal Spirituel (Parigi, Cerf, 2014, pagine 522, euro 29). Un tomo imponente, che si apre con il primo quaderno (1879-1895) e si chiude con le ultime note nel luglio 1932.
Il padre maestro, durante il noviziato a Saint-Maximin, aveva chiesto al giovane domenicano Marie-Joseph di tenere un diario spirituale per poter distinguere le sue emozioni e i suoi stati d’animo, per comprendere l’azione di Dio nella sua anima. Si scopre così il suo volto più personale, inedito e riservato, il lavorio dello Spirito e l’accettazione di ogni avvenimento da parte di una persona sensibilissima e rivolta costantemente a Dio.
Un censore teologo gesuita scrisse: «Dopo san Girolamo, la Chiesa non ha conosciuto un gigante simile nell’interpretazione della Sacra Scrittura. Tanto nell’uno che nell’altro, vi è lo stesso amore di Dio, di Cristo, della Chiesa, delle anime; la stessa attenzione per la Tradizione e per il dialogo con chi si trova al di fuori; il medesimo ardore per il lavoro e per la pubblicazione».

di Cristiana Dobner 

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14 ottobre 2019

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