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Dialogo a tutto campo

· L’azione internazionale promossa da Paolo VI ·

La ricchezza dei quindici anni del pontificato del beato Paolo VI è straordinaria. Sono stati tanti i momenti e le decisioni che meriterebbero di essere definiti come epocali. Essi, pur significando una grande gioia per la Chiesa e per il mondo, sono frutto di un impegno eroico del Papa, spesso segnato da grandi dolori della sua anima. Anziché cercare l’impresa impossibile di riassumere tutto il pontificato in questo breve intervento, vorrei fermarmi su alcuni aspetti relazionati con l’attività internazionale della Santa Sede, come parte di quel grande impegno di dialogo con il mondo proposto da Papa Montini fin dalla sua elezione.

Giovanni Conservo, «Papa Paolo VI» (1977)

Dal pontificato di Paolo VI fino a oggi, la storia ci presenta un constante contrasto tra gli innumerevoli sforzi per costruire e mantenere la pace e promuovere lo sviluppo e gli altrettanto innumerevoli ostacoli che si vanno ponendo. Prima, c’è stato il confronto ideologico tra il comunismo e l’occidente capitalista, accennato dall’Ecclesiam suam ( 103-105). Poi, caduti i muri e reso politicamente irrilevante il confronto ideologico, il riapparire dei nazionalismi, dei razzismi e di pretese guerre “culturali”. Dal punto di vista della Santa Sede, invece, la concordia e la vita pacifica tra i popoli fondata nella supremazia del diritto, nei rapporti economici improntati allo sviluppo solidale e nel rispetto dei diritti umani rimane un orientamento perenne, in parte raggiunto eppure sempre da migliorare e approfondire. Se, in questa ottica, si torna sulla lettura dei discorsi alle Nazioni Unite di Giovanni Paolo II (due volte), di Benedetto XVI, e di Papa Francesco, nonché delle grandi encicliche sociali dei successori di Paolo VI — ultima la Laudato si’ — si ritrova facilmente una profonda sintonia e continuità con l’azione e gli insegnamenti di Papa Montini.
Nel suo recentissimo intervento all’Onu, il Santo Padre, riecheggiando le parole pronunciate 50 anni fa dal suo predecessore, ha ribadito la richiesta di una vera partecipazione e un’incidenza reale ed equa di tutti gli Stati nelle decisioni dell’Onu e di altri organismi multilaterali, in particolare nel consiglio di sicurezza e negli organismi finanziari, che devono servire allo sviluppo sostenibile di tutti. Ha ricordato che il compito delle Nazioni Unite deve essere visto come lo sviluppo e la promozione della sovranità del diritto, perché la giustizia è requisito indispensabile per realizzare l’ideale della fraternità universale. Il Papa, menzionando l’agenda 2030 di sviluppo, ha ricordato il necessario collegamento tra sviluppo e pace, e ha richiamato gli Stati alla concretezza, per assicurare a tutti l’acceso all’alimentazione necessaria, alla casa e a un lavoro degno, insieme con i diritti umani fondamentali, tra cui la libertà religiosa e il diritto delle famiglie e della Chiesa a educare. In piena sintonia con Paolo VI, anche Papa Francesco ha condannato ogni tipo di guerra, compreso, oggi, il terrorismo e le guerre promosse dal narcotraffico, e ha chiesto un rinnovato impegno per un mondo senza armi nucleari, nel quale trovi piena applicazione il Trattato di non proliferazione.
L’azione internazionale di Paolo VI ha avuto un’altra importante manifestazione, di carattere più tecnico e, pertanto, meno conosciuta nei suoi particolari, ma ugualmente importante. Mi riferisco alla presenza internazionale della Santa Sede, che ha avuto, a partire dal pontificato di Papa Montini, una decisiva crescita e consolidamento.
Come è noto, la presenza internazionale della Santa Sede, quale soggetto sovrano e indipendente di diritto internazionale ha origini antiche, ma a partire del 1945, con lo sviluppo delle organizzazioni internazionali, la Santa Sede ha visto anche una sempre più accresciuta presenza in ambito multilaterale. Già come collaboratore di Pio XII, monsignor Giovanni Battista Montini ebbe un importante ruolo nel favorire lo sviluppo di tale presenza, che si rafforzò in seguito alla sua elezione al soglio di Pietro, seguendo le linee delineate nella Ecclesiam suam, nel discorso all’Onu, del 4 ottobre 1965, e nella Populorum progressio.
Già nel 1964 la Santa Sede si accreditò come “Stato Osservatore” presso l’assemblea generale delle Nazioni Unite. Lo stesso anno, la Santa Sede partecipò attivamente, in qualità di membro, alla prima conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (Unctad), poi diventata organo permanente dell’assemblea generale. È interessante vedere la coincidenza tra le idee fondanti dell’Unctad e i suoi primi programmi con gli orientamenti sul commercio internazionale offerti dai numeri 56-64 della Populorum progressio. L’Unctad, infatti, specialmente nelle sue prime grandi conferenze (1964, 1968, 1972) cercò di creare una cornice giuridica generale per il commercio internazionale, orientata a bilanciare gli svantaggi dei Paesi più poveri. Cercò pure di diventare una piattaforma per i negoziati commerciali multilaterali e per la promozione degli accordi regionali. La Santa Sede, che è tuttora membro dell’Unctad, collaborò in forma attiva al disegno del cosiddetto “sistema delle preferenze generalizzate”. Anche se a causa di diversi fattori, tra cui il nazionalismo denunciato da Paolo VI, l’Unctad non riuscì a portare a termine i suoi grandi obiettivi e molte delle sue funzioni sono state di fatto cancellate oppure assorbite dall’Organizzazione mondiale del commercio (Omc), creata in 1994, la Santa Sede, anche tramite la sua presenza come Osservatore presso l’Omc dal 1998, ha continuato a collaborare attivamente, nella misura delle sue possibilità e della propria natura, alla costituzione di un sistema commerciale favorevole allo sviluppo dei Paesi più svantaggiati.
All’epoca della Populorum progressio esisteva già il cosiddetto gruppo di organizzazioni della Banca mondiale (World Bank Group, o semplicemente World Bank), creato nel 1944 per dare assistenza agli Stati distrutti dalla guerra. Tuttavia, le audaci e lungimiranti proposte di Paolo VI non hanno avuto nella comunità internazionale un’eco proporzionata a quella avuta in materia commerciale. La Banca mondiale non è stata mai dotata dagli Stati delle risorse sufficienti per operare nel modo suggerito da Papa Montini. Anzi, negli ultimi decenni del secolo scorso, essa si convertì piuttosto in una delle cause del grave problema del debito dei Paesi più poveri. San Giovanni Paolo II riprese con forza gli orientamenti di Paolo VI, con la sua vigorosa e insistente domanda di condono, o di sostanziale riduzione, del debito estero dei Paesi più poveri. Così, attorno all’anno 2000, si riuscì ad avere un dialogo tra la Santa Sede e le autorità della Banca mondiale, specialmente per il disegno e la promozione del programma internazionale Hipc (Heavily Indebted Poor Countries). E nel suo recentissimo discorso all’Onu, anche il Santo Padre è tornato con forza sul problema.
L’azione internazionale della Santa Sede in favore della pace, dello sviluppo e dei diritti umani non si ridusse all’adesione all’Unctad ma, lungo tutti i 15 anni del pontificato di Paolo VI, assunse la forma di un “dialogo” a tutto campo. In quegli anni, la Santa Sede aderì talvolta come membro, più spesso come Osservatore, a molte agenzie internazionali e a molte convenzioni. In particolare, nel 1967 la Santa Sede accreditò un Osservatore presso l’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra. Successivamente cominciò a partecipare come Osservatore presso le sessioni dell’Ecosoc (Consiglio economico sociale dell’Onu), presso le commissioni economiche regionali dello stesso Ecosoc, e presso molte agenzie specializzate, tra cui l’Organizzazione internazionale del lavoro e l’Organizzazione mondiale della sanità.
Come parte dell’azione internazionale promossa da Paolo VI, la Santa Sede partecipò alle due grandi conferenze diplomatiche per la codificazione del diritto internazionale: la conferenza di Vienna sul diritto diplomatico e la conferenza di Vienna sul diritto dei trattati, diventando poi parte delle due relative Convenzioni. Allo stesso periodo risale pure la presenza della Santa Sede nelle più importanti Organizzazioni regionali, come il Consiglio d’Europa e l’Organizzazione degli Stati americani. Sempre agli anni tra il 1963 e il 1978 risale la partecipazione allo sviluppo del sistema internazionale di protezione dei diritti umani con l’adesione alla Convenzione contro la discriminazione razziale, l’adesione al trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari e la partecipazione nella conferenza per la cooperazione e la sicurezza in Europa.
Paolo VI, in seguito ai propositi espressi nell’ enciclica Ecclesiam suam continuò a sviluppare gli sforzi di Giovanni XXIII, tesi all’apertura verso i Paesi dell’Europa orientale, aggiungendo all’obiettivo del riconoscimento dei diritti della Santa Sede il desiderio di promuovere la libertà religiosa — compresa la libertà della Chiesa cattolica — e di favorire la pace e la concordia fra i popoli.

di Paul Richard Gallagher

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18 agosto 2019

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