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«Dialoghi» in corso

Romano Guardini

Quanta chiusura di fatto, se non di diritto, quanta miopia, quanta sordità affettiva nel nostro mondo, che, al contrario, percepisce se stesso come aperto e lungimirante, vivendo, in realtà di astrazioni, scrive Enzo Romeo nell’editoriale di «Dialoghi 4. Farsi Dio», nell’ultimo numero del 2018. «Dialoghi» è il trimestrale culturale promosso dall’Azione cattolica italiana, in collaborazione con l’Istituto Vittorio Bachelet per lo studio dei problemi sociali e politici, con l’Istituto per la storia dell’Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia Paolo vi e con l’Istituto di diritto internazionale della pace Giuseppe Toniolo. «Nel messaggio del dicembre scorso alle Pontificie Accademie — scrive Romeo — papa Francesco ha detto che “uno dei fenomeni che segna la cultura attuale è la chiusura degli orizzonti trascendenti, il ripiegamento su sé stessi, l’attaccamento quasi esclusivo al presente”. Si dimentica il passato e si censura il futuro, che specie i giovani percepiscono oscuro e incerto (...). Ecco perché oggi è più facile parlare di Ufo e di marziani che far spazio nei nostri dialoghi a una prospettiva escatologica». Il nostro mondo assomiglia a un banchetto triste, dove la pancia è satolla ma la mente è vuota. Bisogna, invece, andare oltre le apparenze, alla ricerca delle proprie fonti vitali. Romeo cita un proverbio tuareg: «Dio ha creato un paese pieno d’acqua perché gli uomini possano vivere e un paese senz’acqua perché gli uomini abbiano sete, e ha creato il deserto: un paese con e senz’acqua, perché gli uomini trovino la loro anima». Tra i contributi, ricordiamo un articolo di Silvano Zucal su Romano Guardini e l’èthos dell’Europa; un’occasione preziosa per rileggere il pensiero del grande teologo, che vedeva il Vecchio mondo come un destino da ricomporre e un compito etico da consegnare al futuro dei popoli.

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21 ottobre 2019

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