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​Di rancho in rancho
sul dorso della mula

· ​Il prete «gaucho» Cura Brochero ·

È una grazia per la Chiesa e per la nostra patria che uno dei suo figli venga presentato al mondo come santo. «Il Cura Brochero — ci ha ricordato Papa Francesco — ha l’attualità del Vangelo ed è un pioniere nell’uscire verso le periferie geografiche ed esistenziali, per portare a tutti l’amore, la misericordia di Dio». Il 16 ottobre lo sguardo degli argentini sarà rivolto a Roma e a Brochero. Il Pontefice canonizzerà il primo sacerdote argentino, del clero di Córdoba.

Brochero, lo sappiamo, è un “buon pastore”. Pastore con l’odore delle pecore. Buono, vicino, testimone della misericordia. Eroe e santo. Non diede solo quel che aveva agli uomini e alle donne del suo tempo, ma diede tutto quel che aveva, anche il dono migliore, il più prezioso, che era la sua vita. E la diede completamente. Non si risparmiò mai. Apostolo e martire della carità, morì malato di lebbra, immedesimandosi con quanti tra il suo popolo erano affetti da quella malattia, che portava con sé solitudine e isolamento, perché suscitava paura e rifiuto. Brochero c’era. Brochero c’è. Nel suo ministero sacerdotale, cercò tutti, si avvicinò a quelli che più soffrivano. Consolò e assistette i malati.

di Santiago Oliveira
Vescovo di Cruz del Eje

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19 marzo 2019

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