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Di quanto silenzio ha bisogno la parola

· Responsabilità della comunicazione ·

In occasione della «Settimana della comunicazione 2012, l’11 maggio a Firenze, a Palazzo Vecchio, si svolge l’incontro «Comunicazione e silenzio» su la corretta informazione e le sue implicazioni etiche. All’incontro, organizzato dalla Fondazione Niels Stensen in collaborazione con l’arcidiocesi di Firenze e moderato da Massimo Lucchesi, partecipano Antonio Polito, del «Corriere della Sera», il nostro direttore e il cardinale arcivescovo di Firenze che ha anticipato a «L’Osservatore Romano» i temi del suo intervento.

Silenzio e parola costituiscono insieme, in una irrisolta tensione, il complesso processo della comunicazione umana. Ha scritto Romano Guardini: «La parola è una delle forme fondamentali della vita umana; l’altra forma è il silenzio, ed è un mistero altrettanto grande. (...) Le due cose ne fanno una sola. Parlare significativamente può soltanto colui che può anche tacere, altrimenti sono chiacchiere; tacere significativamente può soltanto colui che può anche parlare, altrimenti è un muto. In tutti e due questi misteri vive l’uomo; la loro unità esprime la sua essenza».

Viceversa, nel tempo che viviamo, silenzio e parola sembrano escludersi; a fronte di un inarrestabile moltiplicarsi di parole e suoni, da cui l’uomo viene pervasivamente invaso, con evidenti responsabilità dei mezzi di comunicazione di massa, il silenzio pare esprimere per contrasto una posizione di chiusura e rifiuto della comunicazione, esito esasperato di una solitudine, a volte ricercata a volte imposta, sempre triste. D’altra parte, affinché la parola acquisti la propria densità, distinguendosi dal mero rumore, è necessario nutrire questa parola del dovuto silenzio.

L’appello alla verità esigente della parola, in questa società di libere opinioni, costituisce uno degli impegni più urgenti per i cristiani nel loro servizio al mondo, in cui la tentazione di una “dittatura del relativismo”, porta il dialogo a confondersi con un talk show di opinioni, senza obbligo di verifica veritativa. Anche su questo fronte del rapporto tra parola e verità deve misurarsi la responsabilità di coloro che sono protagonisti dei mezzi di comunicazione, riconoscendone la possibilità e ricercandola e comunicandola con sincerità.

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