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​Di nuovo spagnoli

· ​Madrid faciliterà l’ottenimento della cittadinanza per i discendenti degli ebrei espulsi nel 1492 ·

Joaquín Turina y Areal «L’espulsione degli ebrei da Siviglia» (XIX secolo)

Madrid, 16. «Oggi ha inizio un nuovo capitolo nella storia delle relazioni tra la Spagna e il mondo ebraico. Un nuovo periodo di unione, dialogo e armonia grazie al ritorno di un ramo della nazione che venne a suo tempo ingiustamente reciso»: con queste parole il presidente della Federazione spagnola delle comunità ebraiche, Isaac Querub, ha commentato l’approvazione, giovedì scorso, da parte del Parlamento, della legge che consente ai discendenti degli ebrei espulsi dalla Spagna nel 1492 di ottenere con facilità la nazionalità, in modo da riparare a «un errore storico», più di cinque secoli dopo. Cinquecentoventitré anni: tanti ne sono infatti passati da quando i re cattolici Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona portarono a termine la Reconquista, sconfiggendo i musulmani a Granada. I mori e gli ebrei che si erano convertiti al cristianesimo, ma che in realtà continuavano a professare in segreto la loro religione originaria, vennero perseguitati o espulsi trovando maggiore libertà di culto nelle terre dell’impero ottomano (soprattutto in Turchia e in Nord Africa).

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27 gennaio 2020

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