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Di fronte a sfide mai immaginate prima

· A Bilbao la terza assemblea mondiale delle università della Compagnia di Gesù ·

È tornato il silenzio nei chiostri della centenaria università di Deusto a Bilbao, in Spagna. Ma vi riecheggiano ancora le molteplici voci e culture delle oltre trecento persone che dal 9 al 12 luglio hanno partecipato alla terza assemblea delle università della Compagnia di Gesù. Gesuiti, donne, uomini, rettori, personale amministrativo, ricercatori e collaboratori di oltre duecentoventi centri universitari di tutto il mondo si sono riuniti per discernere e dibattere sotto il motto «Trasformando il nostro mondo insieme». 

L’università di Deusto  a Bilbao (Spagna)

Prima della solenne inaugurazione ufficiale, il cardinale Giuseppe Versaldi ha orientato i lavori dell’assemblea invitando alla «rivoluzione culturale» che Papa Francesco propone nella Costituzione apostolica Veritatis gaudium. Rivoluzione dell’amore che ogni università cattolica, e in particolare quelle della Compagnia di Gesù, deve accogliere come invito a uscire per andare al di là delle frontiere, in dialogo armonioso con altre voci plurali, per offrire un cammino di migliore collaborazione con Dio e con gli altri. Parole che hanno preceduto la solenne inaugurazione nell’aula magna dell’università, restaurata di recente.
All’atto inaugurale hanno assistito il re di Spagna Felipe VI, il lehendakari (presidente) del governo basco, Iñigo Urkullu, e il superiore generale della Compagnia di Gesù, padre Arturo Sosa. Il rettore dell’università di Deusto, responsabile dell’organizzazione dell’assemblea, padre José María Guibert, ha accolto i partecipanti. Tutti gli interventi del primo giorno si sono fatti eco delle sfide che comporta per ogni università, e in particolare per quelle della Compagnia di Gesù, l’aprirsi a un mondo in mutamento, dove le culture e le persone si trovano in dialogo crescente, dove le sfide dell’interculturalità, della multiculturalità e della collaborazione pongono interrogativi per plasmare nuove mentalità di fronte a sfide mai immaginate prima.
I nuovi paradigmi socio-culturali e il ruolo delle università gesuite è stato il titolo dell’intervento inaugurale, affidato al cardinale Gianfranco Ravasi. Con uno stile ameno e profondo ha presentato le caratteristiche socio-culturali che riconosciamo nelle nostre società e che costituiscono il quadro di riferimento all’interno del quale le università devono cercare risposte. Multiculturalismo o interculturalità, divisione personale, tecnocrazia, post-verità, secolarismo in tutte le sue varianti, sono alcuni degli elementi menzionati nell’intervento e che sono presenti nelle nostre università, ponendo domande che hanno turbolente conseguenze da prospettive filosofiche, teologiche ed etiche. Come ci poniamo di fronte alle sfide antropologiche attualmente poste dalla scienza e dalla comunicazione? Di fronte a queste domande, possiamo rimanere bloccati nel marasma delle conseguenze oppure cadere in un isolamento perverso che chiude all’umanità ogni speranza di trascendenza. Cercare la dignità dell’altro come persona umana, come offre l’antropologia biblica, è l’invito che possiamo accogliere quale chiamata per le nostre università.
Sono quindi iniziate le serrate sessioni di lavoro durate fino a giovedì e incentrare su sei aree d’interesse: Formazione alla leadership civica e politica; Educazione degli emarginati; Ambiente ed economia giusta; Dialogo interreligioso; Leadership secondo il modo di procedere ignaziano e infine Pace e riconciliazione. Un ampio spettro di problemi universali e al tempo stesso locali, che erano già stati preventivamente esaminati da varie commissioni preparatorie internazionali e presentati ai partecipanti.
Prendendo come punto di partenza la divisione amministrativa della Compagnia di Gesù in sei conferenze (America latina, Canada - Stati Uniti, Europa, Africa-Madagascar, Asia meridionale e Asia-Pacifico), i partecipanti all’assemblea si sono suddivisi in gruppi di lavoro a seconda dei propri interessi, per condividere esperienze, sfide e buone pratiche, al fine di sviluppare insieme nuove modalità di collaborazione e di partecipazione alla formazione di una nuova cultura. Da prospettive diverse, ma complementari, gli interventi del gesuita Gaël Giraud e di Pankaj Mishra hanno proposto nuove questioni ai partecipanti: il bisogno di una nuova prospettiva illuminata, l’impegno dei propri centri nel costruire una società più impegnata con la natura, gli altri e le generazioni future, l’importanza di presentare modelli economici che riducano la crescente disuguaglianza.
Mercoledì 11 luglio è stata una giornata particolare poiché i partecipanti si sono trasferiti al santuario di Loyola, luogo in cui è nato sant’Ignazio nel 1491 e dove si è convertito nel 1521. Se tutto è iniziato qui 500 anni fa, in questo giorno è iniziata un’altra tappa per le università della Compagnia di Gesù. Padre Arturo Sosa ha presentato il suo intervento L’università fonte di vita riconciliata (di cui pubblichiamo uno stralcio in pagina) nella cornice della basilica barocca del santuario. Una storia apostolica ci ha portati fino a questo momento e da qui dobbiamo riconoscere con gratitudine ciò che Dio ci ha offerto. Dobbiamo tuttavia compiere passi coraggiosi in vista del futuro, perché dobbiamo lavorare insieme, per essere più fecondi, per giungere ai più bisognosi, per rispondere secondo il nostro modo di procedere alle sfide che la Chiesa e la società oggi ci pongono. È questa la missione dell’università della Compagnia, essere spazio di riconciliazione di tutte le cose in Cristo, in dialogo con tutti, collaborando con tutti, consapevoli che ci è stata affidata la responsabilità di sviluppare una missione specifica. In tal senso — sono le sue parole — vale la pena leggere le due sfide che lui stesso ha presentato per il futuro delle università della Compagnia.
«Dal magis insito nella nostra identità cerchiamo di contribuire a fare di più a partire dall’università e a compiere meglio la sua missione specifica. Permettetemi di far riferimento a due sfide attuali del magis universitario della Compagnia di Gesù. La prima è superare i limiti geografici e sociali all’interno dei quali si muovono le nostre istituzioni universitarie. Siamo inviati dove non è facile giungere o dove altri evitano di giungere. L’educazione universitaria offerta dalla Compagnia di Gesù vuole essere aperta a tutti ed è chiamata a compiere sforzi speciali per raggiungere gli emarginati, i poveri, i rifugiati e gli sfollati a causa delle ingiuste relazioni sociali che dominano il mondo attuale. La nuova epoca storica della conoscenza — ha proseguito padre Arturo Sosa — ha messo a nostra disposizione mezzi educativi che permettono di raggiungere popolazioni geograficamente lontane e socialmente emarginate. Pochi mesi fa nel nord dello Sri Lanka ho potuto condividere il sorriso di un gruppo di giovani che hanno ricevuto i loro titoli universitari grazie allo sforzo congiunto della comunità gesuita della zona e del Jesuit Worldwide Learning. Sono certo che molti di voi hanno vissuto esperienze simili in campi di rifugiati, in zone rurali e nei quartieri emarginati delle grandi città del mondo... un segno dei tempi che ci sfida a mettere in pratica una spiritualità ispirata al magis. Quanto di più e meglio possiamo fare in questa direzione?».
La seconda sfida, ha proseguito Sosa, «ce l’ha posta la 36ª Congregazione generale nell’invitarci a promuovere una cultura della salvaguardia delle persone vulnerabili. È forse il mandato più complesso dato dalla congregazione generale 36 al corpo apostolico della Compagnia di Gesù. Provocare un cambiamento culturale di un’entità tale da creare un ambiente sano e sicuro per tutti e ognuno degli esseri umani è un compito a lungo termine che esige un attento discernimento e una profonda riflessione su ciò che di meglio possiamo fare a partire dal nostro carisma e con le capacità che abbiamo per ottenerlo gradualmente. Promuovere questo cambiamento culturale è toccare le strutture d’ingiustizia delle attuali società umane con tutti i rischi che ciò presuppone. Una cultura della salvaguardia incarnerebbe in modo singolare il rispetto per i diritti umani. Le università sono promotrici di cambiamenti culturali. Questa sfida apre un’opportunità per il lavoro concreto e a lungo termine in un’importante dimensione della riconciliazione, della giustizia e della vita piena. Ho chiesto al segretariato per la giustizia sociale e l’ecologia della Compagnia di Gesù di coordinare gli sforzi di tutto il corpo apostolico in questa direzione».
Padre Sosa ha quindi concluso il suo intervento invitando tutti ad accogliere lo spirito di discernimento di sant’Ignazio e della Compagnia per lavorare meglio, insieme, con nuove modalità e disposti a dare risposta ai nuovi interrogativi dell’uomo di oggi e di domani.
Prepararsi per il mondo di domani. Quale espressione concreta di questa nuova tappa è stato firmato il documento d’istituzione dell’Associazione Internazionale delle Università Gesuite (Iayu), che ha come fine sviluppare nuove modalità di collaborazione, lavorare in rete tra tutti, partecipare allo sviluppo di programmi e progetti comuni, promuovere l’estensione dell’educazione gesuita universitaria agli emarginati e ai poveri. Si tratta di un’associazione che si è sviluppata nel corso degli anni e che ora intraprende un nuovo cammino.
I lavori sono poi proseguiti con conferenze e dibattiti animati, e con visite ai luoghi ignaziani della valle di Loyola: la casa natale di sant’Ignazio (la Santa Casa), l’ospedale della Magdalena, la parrocchia di Azpeitia, il casolare del beato Francisco Garate, portinaio dell’università di Deusto. La foto dei membri dell’assemblea di fronte alla basilica barocca di Carlo Fontana resta quale ricordo di questo importante momento fondazionale.
L’ultima giornata si è svolta nella sede dell’università a Deusto-Bilbao e si potrebbe riconoscere nel titolo “rendendo grazie per tutto il bene ricevuto”. Si possono sottolineare due note finali. In primo luogo sono stati presentati vari progetti globali che costituiscono una sfida per la nuova Associazione nella formazione di leader, lo scambio magis di studenti e l’apprendimento on line per gli emarginati. In secondo luogo l’assemblea ha espresso chiaramente la propria solidarietà per la situazione vissuta in Nicaragua e in particolare al rettore della Uca, il gesuita José Alberto Idiáquez, per le minacce ricevute.
L’assemblea di Deusto segue quelle di Città del Messico (2010) e Melbourne (2015) ed eredita l’iter percorso in questi anni, aprendo nuove vie per il futuro di collaborazione tra le università della Compagnia di Gesù e la loro partecipazione al servizio della Chiesa e dell’umanità, secondo lo spirito di sant’Ignazio di Loyola.

di Ignacio Echarte

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15 ottobre 2019

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