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Di fronte alle realtà
dell’America latina

· Bilancio della visita in Cile ·

Un momento della messa a Iquique

Vale la pena soffermarsi a cogliere le tante sfumature della conclusione a Iquique, che significa “terra della speranza”, della parte cilena del sesto itinerario americano di Papa Francesco. L’intensità di questi primi tre giorni di viaggio racconta di un rinnovato rapporto fra il cattolicesimo e questa parte del mondo, un rapporto che tiene conto delle articolazioni interne e delle differenti problematiche e che supera, nei fatti, la visione unitaria che per molto tempo ha accompagnato la lettura dell’America latina.

Ascoltare la gioia e la sofferenza del popolo e riportarle in una pastorale che tenga conto delle necessità concrete delle singole società rappresenta uno degli aspetti salienti di questo rinnovato linguaggio con il quale la Santa Sede dialoga con il mondo latino-americano. Le condizioni sociali e religiose sono profondamente cambiate negli ultimi decenni e, più che insistere su quanto possiamo imparare o disimparare, è utile riflettere sul compito attuale dell’annuncio del Vangelo in questa immensa terra.

Vivono in questa parte del mondo 425 milioni di cattolici, circa il 40 per cento del totale. Ma occorre sottolineare che questo patrimonio spirituale non è acquisito una volta per sempre. Rimane soggetto all’erosione causata dalle incoerenze, dalla stanchezza e dalla mancanza di fede, anche dinnanzi al fuoco incrociato del fondamentalismo e del secolarismo. E questo pone seri interrogativi riguardo alla qualità dell’evangelizzazione, dell’educazione alla fede e dell’edificazione delle comunità.

Il Cile dimostra quanto tutti questi fattori continuino a influire e quanto la visita di Papa Francesco apra per la Chiesa un nuovo orizzonte di rinnovamento. Così durante l’incontro con i vescovi Francesco ha detto: «I sacerdoti di domani devono formarsi guardando al domani: il loro ministero si svilupperà in un mondo secolarizzato e, pertanto, chiede a noi pastori di discernere come prepararli a svolgere la loro missione in questo scenario concreto e non nei nostri “mondi o stati ideali”. Una missione che avviene in unione fraterna con tutto il popolo di Dio. Gomito a gomito, dando impulso e stimolando il laicato in un clima di discernimento e sinodalità, due caratteristiche essenziali del sacerdote di domani».

Anche durante il suo intervento all’università cattolica del Cile, il Pontefice ha affermato quanto sia centrale l’educazione nella formazione di un umanesimo cristiano, quella che ha definito «una alfabetizzazione integrale, che sappia adattare i processi di trasformazione che avvengono all’interno delle nostre società». Vale a dire «un’educazione (alfabetizzazione) che integri e armonizzi l’intelletto, gli affetti e l’azione, ovvero la testa, il cuore e le mani».

La lettura della realtà a partire dai segni dei tempi; la scelta preferenziale per i poveri, l’impegno per la promozione umana e la difesa della dignità della persona sono tematiche che Papa Francesco ha collocato nell’esercizio universale della Chiesa chiedendo non solo cambiamenti di forma ma una vera e propria conversione, dunque molto più profonda e interiore.

Poi la centralità della persona e la difesa dei diritti umani. Un filo che ha legato gli incontri di Temuco e Iquique: cerchiamo lo «stile di una politica di pace» e «non stanchiamoci di cercare il dialogo per l’unità. Per questo diciamo con forza: Signore, rendici artigiani della tua unità». I linguaggi con cui la Chiesa parla all’America latina sono dunque più aderenti alle società di questa parte del mondo.

dal nostro inviato Silvina Pérez

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23 maggio 2019

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