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Di freddo non si deve più morire

· Un ostello per i senzatetto allestito dall’arcidiocesi di Dublino ·

Nel cuore di Dublino l’emergenza era scattata ai primi di dicembre. Un giovane homeless, Jonathan Corrie, era morto di freddo e di stenti proprio davanti al palazzo del Governo, dove aveva trovato sistemazione per la notte.

«I senza tetto sono il simbolo di un problema sociale», aveva detto il giorno seguente l’arcivescovo Diarmuid Martin, il quale aveva anche chiesto di poter subito incontrare le autorità locali per affrontare il problema concretamente. Perché soprattutto eventi come questi, aveva aggiunto, «sono il segno del fallimento dei nostri programmi sociali, di recupero dalle dipendenze, dell’accompagnamento alimentare, delle politiche edilizie». E aveva annunciato di aver messo a disposizione un edificio dell’arcidiocesi perché fosse trasformato in casa di accoglienza residenziale per i senzatetto.

La promessa è adesso diventata una realtà. In poco tempo, riferisce l’agenzia Sir, il St. Mary’s hostel è stato ripulito e arredato con letti, mobili, una biblioteca, una cucina attrezzata e rifornita per accogliere 29 ospiti, riservando 6 letti per le emergenze. «Al St. Mary accogliamo persone sopra i 18 anni; adesso abbiamo tre coppie, 4 donne e tutti maschi. L’età media è 30 anni. Ci sono 5-6 ragazzi sotto i vent’anni», spiega Tommy Flatley di Crosscare, ente di assistenza sociale dell’arcidiocesi di Dublino, che gestisce altre 4 case con un centinaio di letti per accogliere i senzatetto.

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13 dicembre 2019

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