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Di corsa
sulla Via della Pace

· Athletica Vaticana con oltre 7000 podisti per rilanciare il dialogo tra religioni e culture diverse ·

Papa Francesco li saluta per primi, dopo l’Angelus, e loro applaudono e ringraziano con indosso le magliette ancora bagnate di sudore e di pioggia. Sono i 2700 partecipanti alla terza edizione della Via Pacis, la mezza maratona interreligiosa con partenza e arrivo in via della Conciliazione, e i quasi 5000 che hanno festosamente animato la 5 km Run for Peace, aperta anche alle famiglie.

«Saluto i partecipanti alla Via Pacis, corsa podistica che ha attraversato questa mattina le strade di Roma, per portare un messaggio di pace, di fraternità e soprattutto di dialogo tra culture e religioni diverse» ha detto il Pontefice.

Ad ascoltare il Papa ci sono volti sorridenti e storie di 42 nazioni e di tutte le religioni e gli orientamenti culturali. Insieme hanno partecipato alla manifestazione sportiva promossa — con la collaborazione della Federazione italiana di atletica leggera — da Roma Capitale e per la prima volta da Athletica Vaticana, la squadra ufficiale sportiva della Santa Sede, che nella Via Pacis ha preso il posto del Pontificio consiglio della Cultura, il dicastero al quale la Segreteria di Stato ha affidato la squadra, sua espressione in ambito sportivo anche a livello internazionale.

Tra loro a correre sotto la pioggia — da San Pietro alla moschea di Roma passando per la sinagoga e le chiese ortodossa e valdese — con la maglietta giallobianca di Athletica Vaticana c’era per la prima volta anche monsignor Jean-Paul Vesco, vescovo di Oran, in Algeria. Ha corso i 21 km accanto a suor Marie-Théo, religiosa domenicana francese. Il vescovo, nato a Lione 57 anni fa, in gioventù è stato anche un atleta di buon livello prima di entrare nell’Ordine domenicano. «Agostino, grande santo d’Algeria, disse che cantare significa pregare due volte — confida — e, per me, correre è un altro modo di pregare e di meditare». Inoltre «correre insieme agli altri è anche un’esperienza comunitaria e farlo a Roma con Athletica Vaticana mi fa molto felice». Al termine della Via Pacis monsignor Vesco ha incontrato anche i capi della moschea di Roma, presenti in via della Conciliazione con i rappresentanti di diverse religioni e confessioni cristiane.

È stata una prima volta anche per Gianluca Palazzi, pensionato vaticano in sedia a rotelle a causa di un grave incidente, che ha corso la 5 km con Athletica Vaticana su una handbike offerta da Alex Zanardi, il campione paralimpico. Presente anche Sara Vargetto, la bambina di 11 anni, colpita da una grave malattia neurodegenerativa, che Atheltica Vaticana ha adottato e accompagna in tutte le gare con la sua sua sedia a rotelle.

Al via anche il presidente di Athletica Vaticana, monsignor Melchor Sánchez de Toca, sotto-segretario del Pontificio consiglio della Cultura, che sottolinea il coinvolgimento di numerosi dipendenti vaticani, a partire da gendarmi e guardie svizzere. E per la cronaca a vincere la 5 km è stata proprio un’atleta biancogialla: Sara Carnicelli, figlia di un dipendente dei Servizi economici. Mentre Camille Chenaux, figlia di un docente della Lateranense, ha acceso la fiaccola che simboleggia pace e dialogo.

«Il motto di Athletica Vaticana — spiega don Melchor — è “corriamo insieme”, un riferimento esplicito al passo del Vangelo di Giovanni: la mattina di Pasqua, Pietro e Giovanni “correvano insieme” verso il sepolcro. Proprio questo “insieme” è il grande valore di Athletica Vaticana”». E così alla Via Pacis, come in ogni altra gara, la prima associazione sportiva costituita in Vaticano ha corso insieme con novanta migranti — Athletica Vaticana ha dato la tessera “d’onore” a due giovani africani sbarcati a Lampedusa, rispondendo all’invito del Papa —, persone con disabilità fisica e intellettiva, numerosi anziani e gli ospiti di alcune case famiglia. Senza questa dimensione solidale e spirituale, infatti, non avrebbe alcun senso una rappresentativa sportiva vaticana.

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