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Destinazione Lourdes

· Nel nuovo libro di Lorenzo Amurri ·

Lourdes non è facile da raccontare. Si rischia il sentimentalismo, l’isteria, la pietistica, si rischia di diventare aggressivi perché non si capisce o perché si è oscurati dal disincanto. Oppure, nota Giulia Galeotti, si può fare quello che ha fatto Lorenzo Amurri, scrittore in sedia a ruote non credente, che - per sfida, dopo l’invito di una donna sconosciuta ai familiari di portarlo lì per cercare il miracolo - è partito a bordo del treno bianco dell’Unitalsi. 

Immagine tratta dalla copertina del libro

Il risultato è il libro Perché non lo portate a Lourdes? (Fandango Libri, 2014), ironico, sincero, spietato e profondo insieme, che riesce a cogliere quel mistero radicale e delicato che è Lourdes. Amurri parte con il pregiudizio un po’ intellettuale - per nulla esclusivo dei non credenti - di chi guarda una religiosità che suona tanto di superstizione, e torna con il rispetto silenzioso e commosso di chi ha sentito la potenza di un luogo che resta un mistero. Percorso simile a quello di tanti di noi credenti. Il libro, scritto con quello stile avvincente che avevamo già apprezzato in Apnea, è innanzitutto un racconto corale: sono le voci e le storie dei personaggi che Amurri incontra a dare il passo alla narrazione. Sempre nell’equilibrio: non vuole rinnegare il suo ateismo, ma non vuole nemmeno correre il rischio di «inquinare la fede di chi viene qui per devozione».

Se l’equilibrio tra spinte contrastanti domina tutta la narrazione, la parte del racconto di Amurri che però a noi importa di più, è quella sulle responsabilità della Chiesa. È una denuncia che andrebbe davvero ascoltata. Troppi uomini di Chiesa continuano, imperterriti, a rivolgersi ai disabili chiamandoli ammalati. «Il mio stomaco sussulta e si contorce: sono veramente stanco di sentire questa parola, e dell’uso improprio e strumentale che ne viene fatto. Avrei voglia di strappargli il microfono dalle mani e spiegargli che ci sono diversità che non possono essere accomunate. Definire ammalata una persona come me, e siamo in tanti qui, è sbagliato e offensivo. (…) Se, come si ostinano a professare, davanti a Dio siamo tutti uguali, perché sono proprio i suoi ministri a stabilire una disuguaglianza?».

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14 ottobre 2019

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