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Desiderio di cammino comune

· Iniziative interreligiose in Italia a un anno dal Documento di Abu Dhabi ·

«Facendo tesoro della viva esperienza di dialogo che caratterizza la nostra città e con la piena condivisione del Documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, auspichiamo che questo nostro momento di riflessione, ci apra a un percorso verso un rapporto più strutturato tra le nostre realtà religiose, per una sempre più feconda amicizia islamico-cristiana»: con queste parole si conclude il testo che il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, e Izzeddin Elzir, imam del capoluogo toscano, hanno voluto condividere al termine di un incontro nel quale si è voluto fare memoria del primo anniversario della firma del Documento sottoscritto ad Abu Dhabi da Papa Francesco e dal grande imam di al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb. Un’occasione importante e ulteriore per rivolgere lo sguardo al presente del dialogo tra cristiani e musulmani nella comunità locale, alla luce di una tradizione viva che, soprattutto a Firenze, significa anche un richiamo alla figura di Giorgio La Pira.

L’incontro, nel corso del quale monsignor Piero Coda, ha offerto una lettura teologica del Documento di Abu Dhabi sottolineandone le prospettive pastorali, si colloca all’interno di un ampio panorama di iniziative che in numerosi luoghi in Italia hanno mostrato quanto interesse e quante speranze abbia suscitato il testo per un ulteriore sviluppo del dialogo tra cristiani e musulmani in grado di incidere realmente nella realtà quotidiana per costruire la pace. Tra le numerose iniziative, a Marghera l’appuntamento è stato vissuto in forma itinerante con la presenza del patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, e dell’imam Hamad Mahamed. Nella chiesa di San Pio X si è ripercorso l’incontro del 4 ottobre scorso (festa di san Francesco d’Assisi) quando il Documento di Abu Dhabi venne ufficialmente consegnato e affidato alla città di Venezia. Concluso questo primo momento, con una breve esortazione alla lettura del testo, consegnato a tutti i presenti, con un appello alla forza del dialogo per vincere pregiudizi e ignoranza, i partecipanti si sono trasferiti nella moschea del Centro culturale islamico di Venezia, dove il patriarca e l’imam hanno prima esposto le ragioni profonde che chiamano cristiani e musulmani al dialogo nella società contemporanea, e poi hanno risposto a delle domande che hanno messo in evidenza soprattutto la comune volontà a proseguire il dialogo, nonostante difficoltà e preoccupazioni.

A Ferrara, in un altro incontro, si è posto l’accento sull’impegno di cristiani e musulmani a farsi costruttori di pace a partire dall’ascolto delle Sacre Scritture e del Corano nella prospettiva tracciata dal Documento di Abu Dhabi che rappresenta una fonte preziosa per indicare una strada di collaborazione per vivere nella comunità locale le ricchezze spirituali delle due religioni.

A Chiavari l’incontro sul Documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, si inserisce in un percorso pensato dall’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della diocesi, in collaborazione con alcune Chiese cristiane del territorio, nella convinzione che sia necessario promuovere una formazione al dialogo che consenta una sempre migliore conoscenza reciproca come primo irrinunciabile passo.

Accanto a queste iniziative se ne potrebbero citare molte altre, di vario livello, dalla presentazione di studi sul Documento di Abu Dhabi e sulla sua prima recezione, alla visita ai luoghi di culto dei musulmani fino a una Giornata di riflessione sul valore del Documento per la vita della comunità locale. Si tratta di iniziative che, insieme a molte altre, che caratterizzano i rapporti tra cristiani e musulmani in Italia, ben oltre la tanto partecipata celebrazione dell’annuale Giornata dell’amicizia islamo-cristiana il 27 ottobre, testimoniano quanto si sia venuto radicando nelle due comunità un desiderio di camminare insieme per vivere, in uno spirito di fratellanza, misericordia, diritti, accoglienza così da offrire un contributo alla definizione di una società, animata dall’armonia tra le religioni.

di Riccardo Burigana

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23 febbraio 2020

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