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Denunciati
crimini di guerra in Libia

· Continua a salire incessantemente il numero dei morti, dei feriti e degli sfollati ·

Forze militari impegnate a Espiaa 40 chilometri a sud di Tripoli (Afp)

Un servizio della Bbc ha mostrato quelle che sono ritenute prove di crimini di guerra compiuti a Bengasi, Ganfouda e in altre zone orientali dalle forze dell’Esercito nazionale libico (Lna) guidate dal generale Khalifa Haftar. L’emittente ha trasmesso le immagini e i video — che sarebberi stati postati in arabo dai militari di Haftar sui social — dei corpi di combattenti e civili uccisi. Secondo la legge internazionale la profanazione dei corpi e la pubblicazione delle immagini online per la propaganda è un crimine di guerra. Le forze dell’Lna, che controllano una fascia di territorio nell’est della Libia e che da giorni tentano l’assalto finale per prendere pieno possesso della capitale libica, starebbero però perdendo consensi nella popolazione proprio a causa dell’uso indiscrimanato della violenza. Il Foreign Office britannico ha affermato di prendere estremamente sul serio quanto documentato dalla Bbc ed è preoccupato per l’impatto che le recenti violenze stanno avendo sulla popolazione civile.

Al momento sul fronte militare si registra una fase di stallo dell’offensiva di Haftar, a vantaggio delle truppe governative di Fayez al-Sarraj, riconosciute dalle Nazioni Unite, che stanno cercando di arrivare a Gharian. La conquista della cittadina a sud di Tripoli sarebbe strategica, in quanto da lì passano i rifornimenti per l’esercito di Haftar.

Intanto le organizzazioni internazionali continuano ad aggiornare le cifre del conflitto. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) è salito a 376 il numero dei morti e a 1.822 quello dei feriti dall’inizio degli scontri a Tripoli il 4 aprile scorso. L’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha) ha aggiornato anche il numero degli sfollati a 45.200 unità e a 3.340 quello di rifugiati e migranti intrappolati in centri di detenzione situati in aree colpite dai combattimenti o in aree a rischio di conflitto armato.

Di questa mattina sono le dichiarazioni del presidente dell’Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi), Foad Aodi, che, in contatto continuo con i medici libici sul campo, ha riferito anche «la presenza di fosse comuni e la scomparsa di circa 60 minori che non rispondono agli appelli delle loro famiglie».

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22 ottobre 2019

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