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​Dentro il sarcofago

· Incontro di egittologi ai Musei vaticani ·

Carico di simbologie diverse e complesse, il sarcofago rappresenta l’elemento principale del corredo funerario dell’antico Egitto: s’impone come tratto centrale di una concezione che vede il defunto procedere lungo un cammino ultramondano fino alla sua trasfigurazione in un essere divino. Nello stesso tempo il sarcofago si configura come un prodotto di alto artigianto, che richiede mani abili ed esperte capaci di realizzare scene e figure non di rado celebrate come veri e propri capolavori artistici.

 Tac del coperchio del  sarcofago di Ikhy

L’occasione per approfondire le ricche dinamiche che contraddistinguono questo prezioso patrimonio culturale è data dalla Second Vatican Coffin Conference, in programma al Braccio Nuovo, nei Musei Vaticani, dal 6 al 9 giugno. L’incontro cui partecipano egittologi provenienti da varie parti del mondo, segue la First Vatican Coffin Conference, svoltasi, nel giugno 2013, su iniziativa del Vatican Coffin Project, un progetto internazionale — avviato nel 2008 dal Reparto Antichità Egizie in collaborazione con il Laboratorio di diagnostica per la conservazione e il restauro dei Musei vaticani — per lo studio dei sarcofagi lignei. Del progetto fanno parte il Rijskmusem van Ouheden di Leida, il Louvre, il Centre de Recherche et de Restauration des Musées de France di Parigi e la Xylodata di Parigi, il museo Egizio di Torino, che collaborano con i Musei vaticani per la realizzazione di un protocollo unico con cui analizzare, catalogare e codificare una terminologia omogenea riguardo allo studio dei sarcofagi lignei del iii periodo intermedio. La First Vatican Coffin Conference ha avuto il merito di risvegliare l’interesse della comunità scientifica per la lunga e suggestiva storia che si lega al sarcofago, da sempre punto focale degli studi egittologi. Ora la seconda conferenza, avvalendosi del contributo di studiosi di fama internazionale, intende riservare un’attenzione privilegiata ai sarcofagi lignei policromi: sono previste sessioni speciali dedicate alla conservazione e alla diagnostica. La prima conferenza si era concentrata sui sarcofagi del cosiddetto terzo periodo intermedio, una fase storica tormentata, alla svolta dei primo millennio prima dell’era cristiana, che segue la fine dell’età Ramesside, quando l’Egitto dominava il Mediterraneo. Fu quello un periodo segnato da una grave crisi socio-politica ed economica, in cui non c’era più la possibilità di costruire tombe grandiose decorate con scene e testi funerari ritenuti indispensabili alla rigenerazione eterna: in quell’epoca il sarcofago divenne il supporto principale nella tomba per raccogliere le simbologie necessarie a tale scopo. I sarcofagi di quella temperie storica sono stati definiti una «enciclopedia della religione», poiché si presentano con un apparato decorativo particolarmente ricca ed elaborato.
Da rilevare che già da qualche anno, grazie anche alla collaborazione del Dipartimento di Bio-immagini e Radiologia dell’università di Messina, è stata avviata una campagna di studio dei sarcofagi vaticani con la Tac (Tomografia Assiale Computerizzata), che permette di osservare, anche nei minimi dettagli, lo stato di conservazione del manufatto al di sotto della pellicola pittorica. E più recentemente, grazie alla collaborazione del Centro conservazione e restauro “La Venaria Reale” di Torino, è stata sperimentata una moderna analisi per immagini, chiamata Rti (Reflection Transformation Imaging), in grado di restituire la morfologia della superficie, consentendo c0sì di identificare i diversi passaggi dell’esecuzione del manufatto e di monitorare il suo stato di conservazione.

di Alessia Amenta

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21 agosto 2019

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