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Decisione rinviata

· ​La Fed sceglie a sorpresa di non alzare i tassi di interesse lasciando intatto il costo del denaro ·

Pesano la fragilità dello scenario internazionale e i dubbi sulla tenuta della ripresa

«La ripresa ha progredito a sufficienza. Ci sono ragioni per alzare i tassi ora e ne abbiamo discusso, ma, alla luce delle incertezze estere e dell’inflazione più bassa, abbiamo deciso di aspettare». 

Il presidente della Fed Yellen durante la conferenza stampa successiva alla riunione del Fomc (Ap)

Con queste parole, guardando alla Cina e alle recenti turbolenze dei mercati, il presidente della Federal Reserve, Janet Yellen, ha annunciato la decisione, per nulla scontata, di mantenere fissi i tassi di riferimento allo 0-0,25 per cento, e dunque il costo del denaro. Sulla carta, dopo sette anni di crisi, l’economia statunitense si è ripresa: la crescita appare ormai solida e la disoccupazione è in calo. Apparentemente, tutto sembrava far presagire un rialzo. La scelta della prudenza può quindi essere giustificata in due modi. Da una parte, gli Stati Uniti non possono più fare affidamento soltanto sul loro dinamismo interno perché ormai dipendono sempre di più dalle trasformazioni dello scacchiere internazionale, e asiatico nello specifico. Dall’altra, l’estrema fragilità dell’economia e della finanza mondiale — con il timore di possibili bolle speculative pronte a scoppiare in diverse regioni — ha suscitato all’interno del Fomc (il consiglio direttivo della Fed) forti dubbi sulla qualità della ripresa americana. Tassi bassi vuole dire denaro facile, quasi gratis, e dunque disponibilità di credito, il che rilancia i consumi, le attività produttive e dà spazio alle imprese. L’altra faccia della medaglia è che a lungo andare questa situazione può in un certo senso “drogare” l’economia di un Paese, promuovendo una crescita veloce ma fragile, senza fondamenta reali. E in un tale scenario un minimo rialzo dei tassi rischia di creare uno tsunami.

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19 ottobre 2019

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