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​Decine di profughi rohingya
muoiono in un naufragio

· ​La tragedia vicino alle coste del Bangladesh ·

 Nuova tragedia per i rohingya, la minoranza etnica musulmana costretta a fuggire dal Myanmar a causa di inaudite violenze. Un barcone che trasportava un centinaio di profughi è affondato ieri nel golfo del Bengala, poco distante dalle coste del Bangladesh.

Finora sono stati recuperati ventitré cadaveri — soprattutto bambini e donne — ma si teme che le vittime possano essere almeno ottanta.

I corpi di  alcuni profughi morti nel naufragio (Afp)

Il disastro è avvenuto a pochi metri dalla costa di Cox's Bazar, la città bengalese dove i profughi in fuga dallo stato occidentale del Myanmar del Rakhine cercavano di arrivare. Nelle ultime settimane oltre mezzo milione di rohingya è arrivato in Bangladesh, fuggendo dalle persecuzioni in corso nei confronti della popolazione musulmana.

Un autentico “torrente umano” che con ogni mezzo — anche a nuoto o su pezzi di legno — ha attraversato il fiume Naf, che segna il confine fra il travagliato Rakhine e il Bangladesh, che ha portato all’attenzione della comunità internazionale una tragedia, precipitata nelle ultime settimane, accompagnata dai terribili racconti di eccidi, stupri e violenze.

I profughi si trovano ora in campi di fortuna allestiti dal Bangladesh. L’Onu, attraverso le agenzie umanitarie, sta intensificando la distribuzione nei campi profughi di cibo, acqua e attrezzature per proteggersi dalle piogge monsoniche. Ma spesso la situazione è a limite del collasso.

Due giorni fa, l’ambasciatore del Myanmar presso le Nazioni Unite ha negato che sia in corso una «pulizia etnica» (come denunciata dalle Nazioni Unite) contro i rohingya, che Naypyidaw, ufficialmente, non riconosce come etnia, identificandoli come «immigrati clandestini» provenienti dal Bangladesh. La recente offensiva dei militari è sostenuta anche da motivazioni antiterrorismo, dopo un attacco di miliziani armati dell’Esercito di salvezza dei rohingya dell’Atakan (Arsa) contro la polizia.

Di una «situazione umanitaria devastante» ha parlato ieri il segretario generale dell’Onu, António Guterres, che ha chiesto alle autorità del paese asiatico di adottare tre misure immediate: porre fine alle operazioni militari, consentire l’accesso umanitario, garantire il ritorno dei rifugiati alle zone di origine.

«Le Nazioni Unite si impegnano per un piano di ritorno volontario dei rohingya e invitano la comunità internazionale a sostenere tale sforzo», ha aggiunto da New York, sottolineando che il Palazzo di Vetro è «pronto a sostenere Myanmar e Bangladesh durante questo processo».

Riguardo all’accesso umanitario, il governo di Naypyidaw ha rinviato di qualche giorno, a causa del maltempo, la prima ispezione dei rappresentanti delle Nazioni Unite nello stato del Rakhine.

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11 novembre 2019

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