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Decine di morti in Ciad

· Negli scontri per il controllo delle terre ·

In Ciad almeno 37 persone sono state uccise nel giro di appena tre giorni a causa di scontri, scoppiati lunedì in una zona orientale, tra diversi gruppi etnici in lotta per la terra. A riferirlo è il presidente ciadiano Idriss Déby, citato dai media locali, il quale ha precisato che le violenze sono esplose nella provincia orientale di Ouaddie, al confine con il Sudan. Secondo una fonte ospedaliera, citata oggi dai media, i morti sarebbero almeno 44.

Secondo il capo di stato, il Paese sta «assistendo a un terribile fenomeno» aggiungendo, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta ieri nella capitale in occasione della festa dell’indipendenza, che «il conflitto tra comunità è diventato una preoccupazione nazionale, soprattutto nell’est del Paese». Il Ciad orientale è teatro di ricorrenti scontri tra pastori nomadi di cammelli — in maggioranza appartenenti all’etnia Zaghawa, la stessa del presidente — e agricoltori stanziali della comunità Ouaddie.

Il presidente, al potere da quasi trent’anni, ha precisato che la polizia intervenuta sul posto è stata oggetto di colpi d’arma da fuoco. «I proprietari di fucili non hanno esitato a sparare alla polizia. È una guerra. Dobbiamo agire contro queste persone armate che uccidono la gente», ha affermato Déby, attribuendo la responsabilità delle tensioni proprio all’afflusso di armi da Paesi vicini in conflitto, come la Libia, la Nigeria, il Sudan, la Repubblica Democratica del Congo e la Repubblica Centrafricana. 

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13 dicembre 2019

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