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Decine di fosse comuni
in Siria e in Iraq

· L’orrore documentato dall’Associated Press ·

Decine di fosse comuni, macabra testimonianza del passaggio degli uomini del cosiddetto Stato islamico (Is) in Iraq e in Siria, sono state ritrovate e documentate dall’agenzia di stampa Associated Press (Ap), che ne ha contate ben 72. Approssimativo il numero dei corpi ammassati: si parla di 5200, ma c’è anche chi stima che possano essere oltre 15.000.

Uomini delle forze di sicurezza irachene sui luoghi dove sono state ritrovate le fosse comuni (Ap)

Un massacro che è il risultato di una precisa strategia: quando perdono terreno, i jihadisti si vendicano uccidendo civili e prigionieri, nascondendo poi i cadaveri in fosse comuni. In Siria, i luoghi individuati dall’Ap sono 17. Gli altri 55 si trovano in Iraq. In una delle fosse siriane ci sono i corpi di centinaia di membri di una singola comunità. In quella presso la prigione di Badoush sono sepolti 600 prigionieri uccisi nel 2004. Secondo quanto scrive l’Ap, in 16 siti iracheni la situazione che si è presentata di fronte al personale addetto al recupero delle salme è tale che le autorità non hanno nemmeno tentato di ipotizzare il numero di persone che vi sono sepolte. Spesso le stime sono fatte sulla base dei racconti dei sopravvissuti, e sono quindi approssimative. Proprio un sopravvissuto del Sinjar (la regione degli yazidi) ha raccontato l’orrore delle esecuzioni sommarie. I miliziani prima rastrellano gli uomini, poi li portano in una zona designata per le esecuzioni sommarie. Infine usano un bulldozer sempre pronto per seppellirli. Nella fossa del Sinjar, esecuzioni e seppellimenti sono andati avanti addirittura per sei giorni. Delle 72 sepolture — continua l’Ap — la più piccola contiene tre corpi. La più grande «probabilmente migliaia, ma nessuno lo sa per certo» dicono i testimoni citati dall’Ap. Il ritrovamento delle fosse comuni è solo l’ultimo, terribile tassello di un drammatico quadro. Ad Aleppo, nel nord della Siria, si continua a combattere una battaglia che ormai è diventata guerra di posizione, dove nessuna delle due parti in causa — i governativi di Assad e le formazioni dei ribelli e dei jihadisti — riesce a prendere il definitivo sopravvento. E questo a discapito soprattutto dei civili.

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