Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Decine di civili uccisi nel Ghouta orientale

· Non si fermano i raid mentre l’Onu torna a chiedere l’accesso agli aiuti ·

Non si ferma la strage di civili nel Ghouta orientale, sobborgo di Damasco assediato dall’esercito. Altri 62 civili, di cui otto tra bambini e adolescenti, sono stati uccisi ieri in diversi bombardamenti. Lo riferisce l’Osservatorio nazionale per i diritti umani (voce dell’opposizione in esilio a Londra), aggiungendo che con l’offensiva di terra avviata negli ultimi giorni l’esercito di Damasco ha riconquistato già «il cinquanta per cento del territorio della regione». 

Soccorritori alla ricerca di dispersi tra le macerie dei palazzi (Ansa)

Secondo testimoni citati dall’Osservatorio, i bombardamenti più intensi sono avvenuti ieri fino a tarda sera e hanno colpito le località di Harasta, Saqba, Hamouriya ed Ein Tarma. Ieri il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha ribadito l’appello a tutte le parti ad attuare il cessate il fuoco, esprimendo preoccupazione per la crisi umanitaria nel paese. Lo ha detto il presidente di turno, l’ambasciatore olandese Karel van Oosterom, al termine della riunione del Consiglio. Il fallimento della tregua decisa con la risoluzione 2401 ha spinto Francia e Gran Bretagna a chiedere un nuovo incontro dei Quindici. «Abbiamo chiesto questa riunione insieme alla Gran Bretagna perché il regime siriano, mentre parliamo, continua ad assediare e bombardare i suoi cittadini nel Ghouta orientale in completa violazione della risoluzione 2401, adottata all’unanimità dal Consiglio di sicurezza» ha detto l’ambasciatore francese all’Onu, Francois Delattre. Il documento, approvato il 24 febbraio, chiedeva un cessate il fuoco senza indugi in tutta la Siria di almeno trenta giorni, per la consegna degli aiuti umanitari e l’evacuazione dei feriti gravi. Preoccupazione per il Ghouta è stata espressa anche dal segretario generale dell’Onu, António Guterres, che ha chiesto a tutte le parti di «consentire immediatamente un accesso sicuro e senza impedimenti agli altri convogli per fornire gli approvvigionamenti essenziali a centinaia di migliaia di persone in stato di disperato bisogno».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

25 giugno 2018

NOTIZIE CORRELATE