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Deboli ma fieri

· L’arcivescovo di Erbil dei Caldei su sofferenze e speranze dei cristiani in Iraq ·

Erbil, 10. «Una persecuzione doppiamente penosa e grave»: così, a un anno dall’invasione della piana di Ninive da parte delle milizie del cosiddetto Stato islamico, monsignor Bashar Matti Warda, arcivescovo di Erbil dei Caldei, descrive la terribile situazione che vivono i cristiani in Iraq e in buona parte della regione mediorientale. 

Lo fa in una lunga e drammatica testimonianza affidata al sito in rete della congregazione dei redentoristi: «Siamo personalmente toccati dal bisogno — scrive il presule — e dalla realtà che la nostra vibrante vita ecclesiale si sta dissolvendo davanti ai nostri occhi. L’enorme immigrazione che sta attualmente avvenendo sta lasciando la mia Chiesa molto debole. Questa è una realtà dolorosamente profonda. Noi che siamo parte della gerarchia ecclesiale siamo molto spesso tentati di incoraggiare i nostri parrocchiani a restare, a tenere la presenza di Cristo viva in questa terra speciale». Ma in realtà, «io e i miei fratelli vescovi e sacerdoti non possiamo fare altro che consigliare le giovani madri e i padri di tenere conto di tutte le considerazioni necessarie e pregare prima di prendere una tale momentanea e, forse, pericolosa decisione». Infatti, in questo momento, «la Chiesa è incapace di offrire e garantire la sicurezza fondamentale». E, certamente, «non è un segreto che l’odio verso le minoranze si è intensificato in certi quartieri negli ultimi anni. È difficile capire questo odio. Noi siamo odiati perché ci ostiniamo a esistere come cristiani. In altre parole, noi siamo odiati perché ci ostiniamo a chiedere un diritto umano di base».

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