Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

A Davos parla la Cina

· Si apre il forum economico mondiale sulle nuove sfide della globalizzazione ·

Berna, 17. «La globalizzazione è in crisi, ma il protezionismo non è la scelta giusta». Questa la convinzione espressa oggi dal presidente cinese Xi Jinping, aprendo i lavori del World economic forum (Wef) a Davos, in Svizzera. È la prima volta che un presidente cinese partecipa al vertice. In questa quarantasettesima edizione, sono riuniti tremila tra politici, manager, imprenditori, economisti e finanzieri.

Il presidente cinese Xi Jinping parla a Davos (Reuters)

«Perseguire il protezionismo è come chiudersi in una stanza buia» ha spiegato il presidente cinese all’apertura dei lavori, dicendosi contrario a guerre commerciali in cui «nessuno emergerebbe come vincitore». Xi si è detto certo che la globalizzazione economica sia «un trend da cui non si può scappare». Ha quindi ammesso che «un tempo anche la Cina aveva dubbi sulla globalizzazione», ma «l’integrazione è un trend storico» e anche il suo paese «deve avere la forza di nuotare nel vasto mare dei mercati globali».

Secondo Xi Jinping, «le conquiste economiche della Cina rappresentano un’opportunità per il mondo». E dunque il presidente ha parlato di «successi dell’economia cinese che fanno da traino mondiale», di cambiamenti voluti da Pechino per «rendere lo sviluppo cinese più sostenibile». In ogni caso — ha chiarito — «la Cina non ha intenzione di aumentare la propria competitività svalutando la valuta nazionale».

Per il momento, Pechino conferma l’obiettivo di una crescita al 6,7 per cento. Negli ultimi anni, il colosso asiatico ha giocato un ruolo particolarmente importante in ambito economico: il contributo dell’economia cinese a quella mondiale è stato del trenta per cento.

A Davos sotto esame c’è dunque la globalizzazione, con tutte le incognite di un mondo in cui pochi ricchi diventano sempre più ricchi e cresce il numero dei poveri. Il punto è che la globalizzazione non sta portando il diffuso benessere che sembrava promettere.

E c’è chi propone nuovi meccanismi per misurare il benessere, in particolare dando sempre più spazio a un nuovo indice che misuri il benessere delle nazioni, andando oltre il vecchio pil e verso qualcosa di più simile all’indicatore di benessere equo e sostenibile (Bes). L’obiettivo è quello di cambiare qualcosa nelle priorità delle politiche economiche, combattendo insicurezza e disuguaglianza crescenti. Gli esperti lo hanno chiamato Inclusive development index, cioè Indice di sviluppo inclusivo (Idi), e aggiunge ai consueti indicatori economici criteri più generali come la disparità nei redditi e nelle ricchezze, la mobilità sociale, la qualità della vita e dell’ambiente o la sicurezza.

Secondo il Wef, applicando questo nuovo metodo di misurazione a 103 paesi, nel 51 per cento degli stati il benessere è peggiorato negli ultimi cinque anni nonostante che il pil pro capite sia aumentato. Segno visibile di quella «ripresa per pochi» che è diventata uno dei grandi problemi dell’economia mondiale.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

22 febbraio 2020

NOTIZIE CORRELATE