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David Cameron
e la libera circolazione
degli europei

L’immigrazione «porta benefici» al Regno Unito, ma «deve essere controllata, giusta e centrata attorno ai nostri interessi nazionali». E allora no a tetti sui numeri, ma sì a una stretta per contenere gli ingressi da altri Paesi dell’Ue. Stretta che il premier britannico David Cameron ha ieri disegnato — a meno di sei mesi dalle elezioni — annunciando limiti per l’accesso a sussidi, benefit e crediti d’imposta. 

Da una parte quindi il riconoscimento esplicito che il principio europeo di libera circolazione resta cruciale essendo parte di quel mercato unico tanto caro a Londra; dall’altra però l’implicito invito ai partner europei ad affrontare un tema che nell’ottica britannica è cruciale. Il premier ha inoltre ribadito che il negoziato per cambiare il rapporto tra Londra e Bruxelles ci sarà. E in caso di fallimento, «nulla è escluso». Secondo dati recenti, nell’ultimo anno il flusso di migranti nel Regno Unito è aumentato del 43 per cento. Bisogna «contribuire prima di ricevere» — ha incalzato il premier — assumendo l’impegno di modificare la prassi attuale in cui l’accesso a sussidi e al credito d’imposta è immediato, imponendo che i lavoratori siano stati impiegati nel Regno Unito per quattro anni prima di potervi accedere. Un’altra restrizione riguarderà coloro che giungono nel Paese in cerca di lavoro. Al contrario di quanto avviene attualmente, secondo la proposta di Cameron, non avranno più accesso immediato al sussidio di disoccupazione e se risulteranno ancora senza impiego dopo sei mesi dall’arrivo dovranno lasciare il territorio britannico.

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