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Davanti alla  mappa della devozione

· Dedicato alla Puglia il secondo volume della collana «Santuari d’Italia» ·

La vocazione della regione a fare da cerniera tra Oriente e Occidente

La collana «Santuari d’Italia» promossa dall’Associazione internazionale per le ricerche sui santuari e patrocinata dalla Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa conta da pochi giorni il suo secondo volume, Puglia, dedicato ai santuari non mariani della regione (Roma, De Luca, 2012, pagine 320, euro 90).  A breve nella medesima collana compariranno i titoli sulla città di Roma, su Trentino Alto Adige, Umbria e Romagna. I dettagli di questo studio vengono presentati in questo articolo scritto per il nostro giornale dal titolare della cattedra di Storia del Cristianesimo e delle Chiese all’università di Bari che, assieme a Immacolata Aulisa ha curato il volume.

L’équipe del Dipartimento di Studi classici e cristiani dell’università di Bari ha censito cinquantasei santuari non mariani della Puglia attestati nel corso dei secoli nelle diciannove diocesi pugliesi, alcuni dei quali non più attivi. Il censimento è stato svolto sulla base dei criteri maturati in più di un decennio di riflessione comune degli studiosi raccolti intorno all’École Française de Rome, i quali hanno dato vita a una serie di seminari e convegni sui complessi aspetti del fenomeno santuariale e sul concetto stesso di santuario, che è cambiato nel corso dei secoli in relazione a diverse situazioni storiche, prima di diventare un concetto generale abbastanza preciso nel contesto della Riforma cattolica. Un motivo ricorrente nella storia dei santuari pugliesi è la ricerca costante di reliquie o di altri oggetti di culto, che nasce dall’esigenza di conferire concretezza al rapporto tra il fedele e il proprio santo o la propria Madonna. Reliquie e oggetti di culto — una statua, un’icona, un manufatto qualsiasi — nella loro materialità sono essenziali in tale rapporto e contribuiscono a determinare l’identità del santuario, conferendogli un supplemento di sacralità rispetto a ogni altro luogo di culto.

Delehaye ha osservato che il corpo di un santo o la sua statua, che parlano agli occhi di un popolo, lo impressionano assai più dei misteri, che parlano soltanto alla sua fede. Essi esercitano una forte attrattiva e sono di nutrimento alla devozione dei fedeli: e forse questo spiega una “certa assenza” dello Spirito Santo nelle manifestazioni di pietà popolare.

Nella pratica santuariale, il culto, che nasce dal basso, si sostanzia sia in manifestazioni di devozione collettiva verso il proprio santo (pellegrinaggi, processioni, cortei storici, tridui, novene, tredicine, veglie) sia in manifestazioni di devozione popolare, pubblica e privata, sia, infine, in manifestazioni di giubilo collettivo, come in occasione di feste patronali e sagre, che fanno registrare un grande concorso di fedeli provenienti anche dai paesi limitrofi.

Questo rapporto intenso e diretto, che attira il fedele più di una compassata liturgia, è imprescindibile per intendere la funzione della santità nella storia sociale oltre che religiosa della Puglia e dell’intero mezzogiorno in quanto, come ha scritto Gabriele De Rosa, «il santo con i suoi miracoli non rappresenta una storia a parte, la sua vita non sta al di fuori della vicenda quotidiana delle popolazioni, non è un’evasione folkloristica, ma fa parte pienamente della struttura della società, la compenetra di sé e a suo modo l’esprime, nel segno ovviamente della sua dimensione culturale».

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26 febbraio 2020

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