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​Davanti al crocifisso

Nella “missione” toccata a padre Pio, si verificò un’inversione anomala, come la sua vita. Infatti non fu lui a muoversi per avvicinarsi alla gente, ma fu questa ad andare a cercarlo per essere evangelizzata dalla sua testimonianza, dal suo sacrificio e dalla sua preghiera («sono un uomo che prega» diceva semplicemente di se stesso) che aveva l’epicentro nell’Eucaristia celebrata all’aurora in maniera protratta e sofferta, che lo trasfigurava e coinvolgeva i presenti, sollevandoli ai vertici della spiritualità cristiana. Quella stessa che volle protrarre nel tempo con i “gruppi di preghiera” sparsi in tutto il mondo e che definì «vivai di fede e focolai d’amore». Alla testimonianza affiancò il sacrificio con l’ininterrotta assiduità al ministero della riconciliazione, felice di far sperimentare ai fratelli la misericordia di Dio. Da vero apostolo, padre Pio non confortò solo le anime, ma si chinò anche sulle sofferenze umane, aprendo a San Giovanni Rotondo la Casa sollievo della sofferenza, dove “casa” sta per famiglia e “sollievo” per accompagnamento nelle ore più tristi del dolore.

Papa Francesco non tralascerà la visita al crocifisso davanti al quale padre Pio ricevette le stimmate che costituirono l’arcano connubio tra le sue aspirazioni e la predilezione di Dio. «Sono più che mai contento di soffrire — scrisse — e se ascoltassi la voce del cuore, chiederei a Gesù che mi desse tutte le tristezze degli uomini, ma non lo faccio perché temo di essere troppo egoista, bramando per me la parte migliore: il dolore». Che dovette essere forte se a un confratello nel sacerdozio confidò familiarmente nel suo caratteristico dialetto: «Frate mio, nun ne pozzo chiù... nun ne pozzo chiù!». Eppure il non potersi addossare, come avrebbe voluto, i dolori di tutti, fu sempre un suo grande cruccio perché non si è pastori, come intende Gesù, se non si patisce e magari si muore per amore. Di Dio e degli uomini.

di Mauro Jöhri
Ministro generale dei frati minori cappuccini

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08 dicembre 2019

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