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Per dare sostegno
alla speranza
del popolo siriano

· A Londra la Conferenza dei donatori ·

A quasi cinque anni dall’inizio della guerra civile in Siria, la catastrofe umanitaria più grave dei nostri giorni continua, con duecentocinquantamila persone morte finora. La comunità internazionale deve aumentare in modo significativo i propri sforzi e agire adesso per sostenere i diciotto milioni di persone, in Siria e nei paesi limitrofi, che hanno un disperato bisogno di aiuto.

Papa Francesco è stato tra le più importanti voci del mondo a chiedere alla comunità internazionale di rispondere con maggiore efficacia e generosità alla crisi in Siria. Il 4 febbraio, il Regno Unito ospiterà la conferenza «Sostenere la Siria e la regione», organizzata insieme alla Germania, il Kuwait, la Norvegia e le Nazioni Unite. Servirà un nuovo e ambizioso approccio per dare sostegno a più lungo termine ai rifugiati: attraverso l’azione concreta per quanto riguarda il sostentamento e il lavoro, e con un migliore accesso all’educazione, fornendo ai rifugiati la preparazione di cui hanno bisogno per il futuro è possibilità reale di un ritorno a casa. La conferenza di Londra cercherà anche di affrontare le immense sfide umanitarie che il popolo siriano deve sostenere e di raccogliere nuovi fondi per rispondere ai bisogni immediati e a più lungo termine delle persone colpite. È prevista la partecipazione della Santa Sede, rappresentata dall’arcivescovo Paul Richrad Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

La Gran Bretagna è una tra le forze più impegnate nel cercare di far fronte alla situazione in Siria. Il nostro obiettivo costante è proporre una soluzione complessiva all’attuale crisi dei rifugiati, che affronti le cause alla radice piuttosto che limitarsi a rispondere alle conseguenze. Questo significa lavorare con la comunità internazionale per mettere fine al brutale conflitto nel paese. Come ha spiegato chiaramente Papa Francesco, non possiamo limitarci a cercare soluzioni militari. La strategia comprensiva del Regno Unito è composta da tre parti, che coprono le dimensioni politica, militare e umanitaria. Dal punto di vista politico facciamo parte del Gruppo internazionale per il sostegno alla Siria, che sta operando per una transizione politica verso un futuro di pace. In ambito militare il Regno Unito partecipa alla campagna in corso nella regione per sconfiggere il cosiddetto Stato islamico. E, come secondo donatore dopo gli Stati Uniti — avendo finora destinato oltre 1,1 miliardi di sterline alla Siria e alla regione per fornire aiuti come cibo, alloggi, assistenza medica e acqua potabile a centinaia di migliaia di persone colpite dal conflitto — il nostro impegno umanitario è stato grande.

Altrove, la generosità dimostrata dai paesi limitrofi come la Giordania, la Turchia e il Libano ha certamente salvato molte vite e permesso alle persone di rimanere vicine alle proprie case, evitando pericolosi viaggi verso l’Europa. Lo ha riconosciuto Papa Francesco nel suo discorso al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede l’11 gennaio, quando ha ringraziato per il «generoso atteggiamento di condivisione» dimostrato dalle “Nazioni vicine alla Siria, che hanno dato risposte immediate di assistenza e di accoglienza, soprattutto il Libano, dove i rifugiati costituiscono un quarto della popolazione complessiva, e la Giordania, che non ha chiuso le frontiere». La conferenza aiuterà a sostenere un aiuto a lungo termine a queste nazioni.

Ma tutti noi dobbiamo fare di più. La Siria e la sua popolazione hanno bisogno di più fondi, più protezione e più opportunità per il futuro. La comunità internazionale ha la responsabilità di aiutare i quattro milioni di rifugiati nei paesi limitrofi e gli oltre 13 milioni di persone bisognose di assistenza umanitaria all’interno del paese. E il popolo siriano e quanti lo sostengono hanno bisogno di sapere che gli aiuti continueranno anche oltre il 2016.

La conferenza di Londra riunirà leader mondiali, organizzazioni non governative, il settore privato e la società civile per affrontare alcune delle preoccupazioni più urgenti sollevate dalla crisi. Continuerà a esercitare pressione su tutte le parti coinvolte nel conflitto, affinché proteggano i civili e rispettino il diritto umanitario internazionale. A tutti coloro che sono stati costretti a fuggire dalle proprie case cercherà di offrire una speranza più grande per il futuro.

La conferenza aiuterà anche ad aprire la strada a un più ampio dibattito su come la comunità internazionale risponde a crisi prolungate, anticipando il vertice umanitario mondiale che si terrà a Istanbul a maggio.

Una sola conferenza non può risolvere i problemi complessi che la Siria deve affrontare, e per porre fine al conflitto continua a essere necessaria una soluzione politica. Tuttavia, mantenendo una luce acceso sugli abusi nei confronti di civili innocenti faremo in modo che il popolo siriano non venga dimenticato.

di Nigel Baker

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