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Per dare forma al mondo

· ​Mappe del Novecento in mostra a Londra ·

La «Beatles Map» prodotta  dal comune di Liverpool negli anni settanta

Se in qualunque momento e in qualsiasi luogo vogliamo sapere dove ci troviamo, oggi abbiamo a disposizione la cartografia digitale: una rete di satelliti in orbita nello spazio che traccia i nostri movimenti e informa i dispositivi mobili sulla terra. Ma non è sempre stato così. Per gran parte del Novecento l’orientamento è stato assicurato da carte geografiche statiche e stampate, che definivano aree precise senza riferimenti a movimenti nello spazio o a cambiamenti nel tempo. Una mostra allestita alla British Library di Londra, Maps and the 20th century: Drawing the Line, ha illustrato cento anni di tecnologia cartografica, a partire dalle carte delle reti ferroviarie e delle rotte navali all’inizio del secolo scorso fino alla rivoluzione tecnologica della nuova cartografia digitale a disposizione di tutti. 

Alla mostra londinese sono state esposte più di cento mappe, tutte provenienti dalla più ricca collezione cartografica del mondo, quella della British Library, con quattro milioni e mezzo di esemplari. L’esposizione ha offerto anche la sintesi visiva della storia di un secolo che ha visto due guerre mondiali, l’esplorazione dei fondali oceanici e lo sbarco sulla luna. Il visitatore ha scoperto che le carte sono state strumenti di conoscenza ma anche di persuasione e di potere, occasione di creatività, stimolo all’umorismo e persino espressione di tristezza. Negli stili grafici in voga nei vari decenni del Novecento, sono state disegnate tante carte nei contesti e con gli scopi più vari: obiettivi di guerra (situare le trincee nei campi di battaglia, spiare i nemici, bombardare le loro industrie e città) e intenti di pace (denunciare il traffico di armi, tracciare i confini e i destini dei popoli, orientare i cittadini nella rete sotterranea della metropolitana). 

di Alessandro Scafi

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21 marzo 2019

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