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Dare fiducia ai giovani

· La sesta e la settima congregazione generale del sinodo ·

Dall’ascolto al discernimento: questa è la strada intrapresa dai padri sinodali che dal pomeriggio di martedì 9 stanno prendendo in esame la seconda parte dell’Instrumentum laboris: «Interpretare - Fede e discernimento vocazionale». Come aiutare i giovani, fra le mille voci che li bombardano nella società contemporanea, a distinguere quella di Dio che li chiama a essere protagonisti della loro vita e della vita della Chiesa? Occorre esercitare la delicata e difficile arte dell’accompagnamento. Occorre, ha detto il cardinale Raï nella meditazione all’inizio della settima congregazione generale, la mattina di mercoledì 10, il «coraggio di passare da una pastorale “per i giovani” a una pastorale “con i giovani”, dare loro fiducia».

Ed è stata proprio la parola “fiducia” il filo conduttore della mattinata, condotta in assenza del Pontefice impegnato nell’udienza generale. È stato il cardinale segretario generale Baldisseri a guidare la preghiera mattutina dei 256 padri presenti in aula. Presidente delegato di turno era il cardinale Sako.

Prima degli interventi di 20 padri sinodali e 8 uditori, il segretario generale ha annunciato l’esito finale della votazione svoltasi il pomeriggio precedente per eleggere i membri della commissione per la redazione del documento finale: i cardinali Turkson per l’Africa, Aguiar Retes per l’America e Gracias per l’Asia, l’arcivescovo Forte per l’Europa e il vescovo Comensoli per l’Oceania. Il cardinale Baldisseri ha spiegato che ne faranno parte anche egli stesso, il relatore generale, i due segretari speciali, e tre membri di nomina pontificia: l’arcivescovo Shevchuk, padre Awi Mello e don Gonzalo Redondo.

Nel corso degli interventi i padri, chiamati a individuare le migliori vie per l’accompagnamento dei giovani, si sono detti consapevoli che i giovani cercano una Chiesa entusiasta, viva, col fuoco dello Spirito, chiedendosi se davvero essa oggi ha queste caratteristiche. Chi accompagna deve avere consapevolezza dei propri limiti — compresi i peccati che scandalizzano e allontanano le persone — per sapere accettare i limiti dei giovani e insieme costruire una nuova primavera nella vita della Chiesa. Non serve essere simpatici per conquistare i giovani, ma empatici per comprenderli e camminare insieme a loro.

È stata sottolineata la necessità di fare proposte esigenti, essere audaci come i giovani sono audaci e generosi. Soprattutto non va dimenticato che il centro è sempre l’incontro personale con Cristo, in particolare nella Scrittura e nei sacramenti. E in questo cammino i giovani non sono solo il futuro, ma il presente.

Anche i giovani uditori intervenuti hanno chiesto fiducia. Consapevoli di essere bisognosi dell’aiuto di maestri coerenti, che non prendano decisioni al loro posto, hanno auspicato accompagnatori che non scandalizzino la Chiesa con il peccato, ma scandalizzino il mondo con la santità.

In precedenza, nel pomeriggio di martedì 9, si era svolta la sesta congregazione alla presenza di Papa Francesco. Sotto la presidenza del cardinale delegato di turno Ribat, vi hanno partecipato 257 padri sinodali: quindici sono stati gli interventi programmati e otto liberi, compreso uno del Pontefice.

Prima degli interventi, il relatore generale ha elencato alcuni «nuclei generativi» individuati nel corso dei lavori: la diversità dei contesti culturali, l’apporto anche in termini teologici di un ascolto empatico dei giovani, vari aspetti delle nuove culture giovanili, come i rapporti intergenerazionali, il ruolo delle emozioni, il mondo digitale, la via della bellezza e lo sport; ma anche il fenomeno degli abusi in tutte le loro declinazioni, il ruolo paradigmatico dei giovani migranti, i temi riguardanti il corpo, l’affettività, la sessualità, l’esperienza religiosa dei giovani nella famiglia, nella liturgia e nel silenzio. Il cardinale da Rocha ha spiegato che in questa tappa di lavoro appena conclusa sono stati raccolti, oltre agli interventi dei padri sinodali nelle prime congregazioni generali e le 14 relazioni dei circoli, anche 316 modi, da un minimo di 6 a un massimo di 60 per circolo minore.

È seguita la testimonianza della giovane uditrice slovacca Viktòria Žolnovà, del Group leader and voluntier for youth. Proveniente dall’arcieparchia greco-cattolica di Prešov, si occupa di pastorale giovanile da oltre dieci anni. Ha raccontato la propria esperienza personale, passata attraverso il lavoro in una piccola azienda, l’emergere di una certa insoddisfazione e il bisogno di cercare “nuove opportunità”. Quindi lo studio dell’inglese e del catechismo all’estero, uniti all’accompagnamento spirituale di un sacerdote, hanno alimentato la percezione che Dio la stesse chiamando a qualcosa di nuovo.

Successivamente un padre sinodale ha sollevato il problema della disaffezione alla confessione e l’auspicio che una corretta pastorale possa portare a una consapevolezza piena e feconda della celebrazione del sacramento. Quindi è stata presentata l’esperienza vissuta da un gruppo della pastorale giovanile vocazionale. Obiettivo: l’assunzione di un’identità adulta di creatura e figlio di Dio.

Un padre sinodale ha parlato della sfida di fare compagnia ai giovani per aiutarli a porsi e a condividere tra loro le domande giuste, quelle importanti e fondamentali davanti a un mondo diviso, al vuoto interiore e al desiderio di una vita piena e felice. A questo proposito, è stato fatto notare che la sfida attuale, in un momento in cui la Chiesa è in crisi di credibilità per scandali, abusi, e divisioni interne, si viva la tentazione di costruire una Chiesa che abolisca l’inquietudine e che vuole vivere di certezze chiare e distinte. Il rischio è di desiderare una generazione di giovani “duri e puri” che conoscano tutte le risposte. Tuttavia, la Chiesa è chiamata a svegliare i cuori e non i muscoli. Da qui l’invito a riflettere sulla formazione nei seminari e sulla necessità di insegnare il discernimento.

Negli interventi liberi è stato ricordato che, durante la trattazione del tema dell’accompagnamento specifico verso la maturità dell’amore, è stato fatto un riferimento al catecumenato per il matrimonio. Si è riconosciuto che in questo la Chiesa e pastori non sono stati all’altezza e si è verificata una certa incoscienza, una mancanza di responsabilità. Del resto, è stato rilevato, non si può ridurre la tenerezza dell’amore per sempre a una sorta di “clericalizzazione” del matrimonio, a una cerimonia più o meno formale che non tenga conto della maturità. Insomma, è necessario un catecumenato, perché l’amore è una cosa talmente grande che non si può vendere a buon mercato.

Infine è stata proposta da altri intervenuti una serie di iniziative perché i giovani rimangano affascinati da Gesù e scoprano in lui la verità esistenziale della loro vita. Prima fra tutti, la preghiera e in particolare l’adorazione eucaristica. Seguita dall’entrare in contatto con Gesù toccando la carne della sua umanità nelle pieghe fisiche e spirituali di tanti loro coetanei che soffrono. Riguardo alla preghiera, da più parti è stata richiamata la sua importanza per i giovani e con i giovani, in quanto moltissimi ragazzi non hanno mai visto i genitori o i loro familiari pregare.

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17 dicembre 2018

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