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Dante parla di nuovo grazie a un argentino

Chi non ha letto la Divina Commedia la vede come un incontro irrinunciabile; ma anche chi la conosce già sa bene che «una sola lettura non basta per capirla a fondo» spiega Pablo Maurette, argentino di origine italiana (il nonno era di Casale Monferrato) che insegna letteratura comparata a Chicago. 

L’hashtag #Dante2018 per le strade di Buenos Aires

Per questo ha deciso di condividere su Twitter la sua ennesima rilettura del capolavoro della letteratura italiana più noto al mondo. L’avventura di #Dante2018 ha avuto un enorme, inatteso seguito online, che ben presto si è esteso ad altri social, come Instagram e Facebook. La formula è tanto semplice quanto efficace, scrive Filippo Femia su «La Stampa» descrivendo la scansione del progetto: un canto al giorno per cento giorni. Ognuno legge le terzine per conto proprio e le commenta via Twitter; cinguettii provenienti da cinque continenti che poi diventano note a pie’ di pagina. Un successo planetario, con migliaia di utenti ispanofoni che condividono il cammino del poeta fiorentino, postando frasi, ma anche immagini e disegni: mappe dell’inferno, illustrazioni del canto del giorno, schizzi dei protagonisti delle terzine. «#Dante 2018 è gratis, aperto 24 ore al giorno e ci si può unire in qualsiasi momento», spiega Maurette. Anche la struttura, secondo lo studioso, aiuta il lettore digitale. «La scansione in cento canti gli dà una rotondità definita. E si impiega non più di mezzora per ogni canto». L’avventura di #Dante2018 finirà il 10 aprile, ma Maurette pensa già alla prossima lettura. In molte librerie di Buenos Aires le opere dell’Alighieri sono esauritissime; un innamoramento culturale che ha molti precedenti. Oltre naturalmente ai Nueve ensayos dantescos (1982) di Borges, va ricordato almeno il più recente Yo Dante Alighieri. En mitad del camino de la vida (2015) di Roberto Alifano, biografia romanzata frutto di dieci anni di lavoro e di numerosi viaggi nel Bel Paese. Tra le storie e le leggende fiorite su Dante, Alifano ricorda quella secondo cui le sue ceneri non si troverebbero a Ravenna, dove è stato sepolto, ma in Argentina, grazie all’intervento dei francescani che ne custodivano le spoglie.

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20 aprile 2019

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